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Il caso
27 Gennaio 2026 - 14:13
Ventiquattro anni dopo la strage di Novi Ligure, il nome di Omar Favaro torna in un’aula di tribunale.
L’accusa parla di una lunga sequenza di violenze consumate tra le mura domestiche. Ventidue mesi, una ventina di episodi, una relazione che - secondo la Procura - si sarebbe trasformata in un terreno di soprusi e paura. Per questi fatti Omar Favaro, 42 anni, è stato rinviato a giudizio dal tribunale di Ivrea con l’accusa di maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti dell’ex compagna. Il provvedimento è stato disposto nella mattinata di oggi, dal giudice per l’udienza preliminare Lucrezia Natta, al termine delle indagini coordinate dal pubblico ministero Ludovico Bosso. L’inchiesta è nata dalla denuncia presentata dalla donna, che si è costituita parte civile, assistita dall’avvocata Francesca Violante. Secondo l’impianto accusatorio, tra il 2019 e il 2021 la vittima avrebbe subito ripetuti episodi di violenza fisica e psicologica: percosse, insulti, minacce e comportamenti vessatori che avrebbero scandito la quotidianità della coppia. Contestazioni che delineano, per l’accusa, un clima di sopraffazione progressiva, culminato nella decisione della donna di lasciare l’abitazione familiare nel 2021. Agli atti dell’indagine compaiono anche frasi ritenute particolarmente gravi, che l’imputato avrebbe rivolto all’ex moglie. Espressioni intimidatorie e umilianti che, secondo la procura, avrebbero contribuito a creare uno stato di soggezione e paura. Favaro, tuttavia, ha respinto ogni addebito nel corso dell’interrogatorio davanti al magistrato. Difeso dagli avvocati Lorenzo Repetti e Vittorio Gatti, ha negato che i fatti contestati siano mai avvenuti, sostenendo di non aver pronunciato le frasi attribuitegli. La relazione tra i due, ricostruita dagli investigatori, era iniziata circa nove anni fa dopo un contatto sui social network. Un legame che, almeno inizialmente, sarebbe stato sereno e che aveva portato al matrimonio e alla nascita di una figlia. Con il passare del tempo, però, il rapporto si sarebbe deteriorato, fino a incrinarsi definitivamente durante il periodo del lockdown, quando - secondo la denuncia - la convivenza avrebbe fatto emergere dinamiche di controllo, aggressività e umiliazione. Il procedimento proseguirà ora con rito ordinario. La prima udienza è fissata per il 19 marzo davanti a un collegio di giudici.
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