l'editoriale
Cerca
CRONACA GIUDIZIARIA
28 Gennaio 2026 - 12:18
Due anni di botte, minacce e isolamento. È la storia che torna davanti ai giudici della Corte d’appello di Torino, dove si è aperto il processo di secondo grado per un matrimonio imposto e finito, secondo l’accusa, in una spirale di violenze domestiche. Sul banco degli imputati l’ex marito della donna, oggi 25enne, e i genitori di lui: in primo grado sono stati condannati a quattro anni di carcere ciascuno. La vicenda inizia nel 2019, in Marocco, con un matrimonio combinato tra due cugini di secondo grado. I due non si conoscono. A firmare il certificato di nozze, al posto del figlio, è il padre dello sposo. «È stato deciso tra le famiglie», ha raccontato oggi in aula, parlando in arabo. Poco dopo, la giovane ottiene il ricongiungimento familiare e raggiunge il marito a Torino. La convivenza, secondo quanto denunciato dalla donna, si trasforma presto in una prigione. Vive nel trilocale dei suoceri, esce raramente, non ha autonomia. Racconta di essere stata costretta a restare in casa, di aver subito insulti e percosse, fino a una frattura della mandibola. Cucina per tutti, viene rimproverata se i pasti non piacciono. Chiedere aiuto, sostiene, è impossibile. Versione respinta dagli imputati. «Non ho mai fatto male a questa persona», ha detto lo sposo davanti ai giudici. La madre ha parlato di litigi frequenti tra i due, ma ha negato ogni coinvolgimento. Il padre ha minimizzato: «Una volta le ho tirato una ciabatta, senza colpirla». E ha aggiunto che la ragazza «non voleva mai uscire», attribuendo il suo isolamento all’età e al carattere. Nel 2020 la famiglia rientra temporaneamente in Marocco. Lì il marito avvia le pratiche di divorzio e torna a Torino con i genitori, lasciando la moglie nel Paese d’origine. Lei rientra in Italia poco dopo e tenta di tornare a vivere con l’ex marito, ma la porta di casa resta chiusa. Si rifugia da alcuni parenti in provincia di Milano e presenta denuncia. Anche la famiglia dello sposo la querela per minacce. L’indagine parte in salita: la procura chiede l’archiviazione, ma la donna si oppone. Il procedimento va avanti, i tre imputati vengono rinviati a giudizio ma non si presentano mai in aula durante il processo di primo grado. Arriva la condanna. Solo dopo il verdetto cambiano difensore e presentano appello. A rappresentarli oggi è l’avvocato Andrea Giordana; la presunta vittima è assistita dall’avvocata Alessia Sorgato. «La mia assistita è ancora molto provata», ha spiegato la legale a margine dell’udienza. «Sta cercando di ricostruirsi una vita lontano da Torino. Non ha più contatti con l’ex marito né con la sua famiglia». La sentenza di secondo grado è attesa per marzo.
I più letti
L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.
CronacaQui.it | Direttore responsabile: Andrea Monticone
Vicedirettore: Marco Bardesono Capo servizio cronaca: Claudio Neve
Editore: Editoriale Argo s.r.l. Via Principe Tommaso 30 – 10125 Torino | C.F.08313560016 | P.IVA.08313560016. Redazione Torino: via Principe Tommaso, 30 – 10125 Torino |Tel. 011.6669, Email redazione@torinocronaca.it. Fax. 0116669232 ISSN 2611-2272 Amministratore unico e responsabile trattamento dati e sicurezza: Giuseppe Fossati
Registrazione tribunale n° 1877 del 14.03.1950 Tribunale di Milano
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo..