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CRONACA GIUDIZIARIA

Dal Marocco a Torino, matrimonio combinato e accuse di violenza domestica

La 25enne racconta botte, minacce e isolamento: ex marito e genitori condannati in primo grado e ora in appello

Dal Marocco a Torino, matrimonio combinato e accuse di violenza domestica

Due anni di botte, minacce e isolamento. È la storia che torna  davanti ai giudici della Corte d’appello di Torino, dove si è aperto il processo di secondo grado per un matrimonio imposto e finito, secondo l’accusa, in una spirale di violenze domestiche. Sul banco degli imputati l’ex marito della donna, oggi 25enne, e i genitori di lui: in primo grado sono stati condannati a quattro anni di carcere ciascuno. La vicenda inizia nel 2019, in Marocco, con un matrimonio combinato tra due cugini di secondo grado. I due non si conoscono. A firmare il certificato di nozze, al posto del figlio, è il padre dello sposo. «È stato deciso tra le famiglie», ha raccontato oggi in aula, parlando in arabo. Poco dopo, la giovane ottiene il ricongiungimento familiare e raggiunge il marito a Torino. La convivenza, secondo quanto denunciato dalla donna, si trasforma presto in una prigione. Vive nel trilocale dei suoceri, esce raramente, non ha autonomia. Racconta di essere stata costretta a restare in casa, di aver subito insulti e percosse, fino a una frattura della mandibola. Cucina per tutti, viene rimproverata se i pasti non piacciono. Chiedere aiuto, sostiene, è impossibile. Versione respinta dagli imputati. «Non ho mai fatto male a questa persona», ha detto lo sposo davanti ai giudici. La madre ha parlato di litigi frequenti tra i due, ma ha negato ogni coinvolgimento. Il padre ha minimizzato: «Una volta le ho tirato una ciabatta, senza colpirla». E ha aggiunto che la ragazza «non voleva mai uscire», attribuendo il suo isolamento all’età e al carattere. Nel 2020 la famiglia rientra temporaneamente in Marocco. Lì il marito avvia le pratiche di divorzio e torna a Torino con i genitori, lasciando la moglie nel Paese d’origine. Lei rientra in Italia poco dopo e tenta di tornare a vivere con l’ex marito, ma la porta di casa resta chiusa. Si rifugia da alcuni parenti in provincia di Milano e presenta denuncia. Anche la famiglia dello sposo la querela per minacce. L’indagine parte in salita: la procura chiede l’archiviazione, ma la donna si oppone. Il procedimento va avanti, i tre imputati vengono rinviati a giudizio ma non si presentano mai in aula durante il processo di primo grado. Arriva la condanna. Solo dopo il verdetto cambiano difensore e presentano appello. A rappresentarli oggi è l’avvocato Andrea Giordana; la presunta vittima è assistita dall’avvocata Alessia Sorgato. «La mia assistita è ancora molto provata», ha spiegato la legale a margine dell’udienza. «Sta cercando di ricostruirsi una vita lontano da Torino. Non ha più contatti con l’ex marito né con la sua famiglia». La sentenza di secondo grado è attesa per marzo.

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