Il “mito” dello Smemorato di Collegno.
Una vicenda di cronaca che risale a cento anni fa, in un periodo storico che leggiamo nei libri di scuola, in una Torino (e Collegno) lontana da come la conosciamo. Ai tempi, è stato un vero caso mediatico che divise l’opinione pubblica anche dopo la condanna. Un enigma nazionale, tanto da ispirare anche un celebre film con Totò e Macario.
Eppure, dopo anni e anni, i dubbi e le curiosità intorno a questa storia non si sono mai placate.
Un uomo senza ricordi “conteso” da due donne che lo reclamavano come proprio marito. La giustizia lo identificò come Mario Bruneri, ma lui continuò a dichiararsi Giulio Canella fino alla fine dei suoi giorni. Ma chi era davvero?
A mettere in ordine le carte, solamente qualche anno fa, è stato Giuseppe Pizzo, 62 anni, ex poliziotto, ora inviato del programma di Rai Tre "Chi l’ha visto?" ed esperto del caso.
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COME SI E' AVVICINATO ALLA STORIA DELLO SMEMORATO?
«È una vicenda di portata nazionale che ha fatto molto scalpore e che mi ha appassionato da sempre. Una sera, quando ancora lavoravo per la Polizia, mentre guardavo il programma “Chi l’ha visto” ho notato qualche discrepanza da ciò che avevo studiato sulla storia dello smemorato di Collegno. Così ho chiamato la redazione e gli autori mi hanno invitato a “prendere parte ai lavori”. Insieme a loro ho approfondito il mistero che ruota intorno a questa figura storica… ».

DA SCONOSCIUTO A DUE POSSIBILI IDENTITA', QUALI?
«In un periodo storico in cui tantissime famiglie italiane cercavano cari dispersi, per lo smemorato si delinearono due possibili identità: Giulio Canella, professore di Verona chiamato in battaglia con il grado di capitano e dichiarato disperso, oppure Mario Bruneri, ex tipografo torinese ricercato e con precedenti penali. A sostenere la prima teoria era Giulia Canella, moglie del capitano e madre dei suoi figli, una femmina e un maschio. Rosa Negro, moglie di Bruneri, sosteneva che lo smemorato fosse invece suo marito».
QUAL E' STATA L'INTUIZIONE?
«Nel 1931, le autorità identificarono lo smemorato di Collegno come Mario Bruneri. Per cui l’uomo venne condannato e recluso nel carcere di Pallanza. Quando fu scarcerato si trasferì in Brasile con Giulia Canella da cui ebbe dei figli, tra cui un maschio, Camillo. Per tanti anni è rimasto il mistero, era Bruneri o Canella l’uomo che visse in Brasile fino alla morte?
Ai tempi non c’era il test del Dna, un accertamento che avrebbe potuto mettere fine a questa storia in pochi giorni.
Così, nel 2014, la conduttrice Federica Sciarelli mi mandò in Brasile per fare un’inchiesta e chiedere ai discendenti del capitano Canella di sottoporsi al test del Dna».

COME SI E' SVELATO IL MISTERO?
«Con la genetista Marina Baldi abbiamo sottoposto all’esame del DNA Julio Canella, ovvero il figlio di Giuseppe che Giulia Canella aveva concepito con il Capitano Canella prima della sua partenza per la guerra. Il DNA di Giuseppe e Julio è stato comparato con il Dna di Camillo, concepito da Giulia Canella con lo smemorato di Collegno».
IL VERDETTO?
«Il test genetico ha finalmente svelato un mistero che si è protratto per tanti anni: ha confermato che lo Smemorato non era Giulio Canella, ovvero la persona che ha vissuto in Brasile con la signora Giulia Canella non era il capitano disperso in guerra. Lo smemorato non può che essere Mario Bruneri, il tipografo torinese, come aveva stabilito anche il processo».
COME SI ERA GIUNTI A QUELLA CONCLUSIONE SENZA DNA?
«Nel processo sono state determinanti le impronte digitali di Bruneri - conservate nei registri torinesi dopo i precedenti arresti - e confrontate con lo Smemorato. Ma c’era anche un altro elemento: l’orecchio. Sì, perché il nostro orecchio è unico, come le impronte. E confrontando le foto, non c’era corrispondenza tra lo Smemorato e Giulio Canella».

DUNQUE LO SMEMORATO DI COLLEGNO HA RUBATO L’IDENTITA’ DI UN’ALTRA PERSONA?
«Quando Rosa Negro, moglie di Mario Bruneri, si è presentata in manicomio “reclamandolo” come proprio marito, l’uomo nega il legame con la donna. Ma è stata anche una storia d’amore. Giulia Canella ha amato quell’uomo fino alla fine, piangendo per la sua morte. Così come tutta la famiglia. Quando abbiamo comunicato i risultati del DNA alla famiglia Canella, Julio ci ha detto che, certo, non era ciò che si aspettavano, ma che per lui e la sua famiglia non cambiava nulla».
DOPO CENTO ANNI IL MISTERO SI E' RISOLTO... MA LEI CHE LEGAMI HA CON TORINO?
«Sono nato a Caserta e ora vivo a Roma. Un po’ distante dal territorio torinese. Ma Torino è una città che amo, a Torino ho ambientato il mio romanzo poliziesco "Scriptorium, caccia a un serial killer" . Ma c’è stata poi anche un’altra vicenda che mi ha portato in Piemonte, tra Ivrea e Torino: il caso di Gloria Rosboch, la professoressa uccisa da Gabriele de Filippi».

INSOMMA, LEI HA DEFINITO IL DESTINO DI QUESTO CASO E VICEVERSA
«Sì. La storia dello smemorato di Collegno mi ha portato a "Chi l’ha visto?" e la mia vita ha preso una piega del tutto inaspettata. Adesso mi occupo di cercare persone scomparse e la mia missione è di aiutare le famiglie in difficoltà, come il programma fa da anni, con passione e impegno».
Un cerchio che si chiude: il "poliziotto segugio", com'è stato definito, ha svelato la verità dietro lo Smemorato, e il caso gli ha cambiato la vita.