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La conferenza
13 Febbraio 2026 - 20:10
Un filo teso regge la tela dell’Occidente. A Monaco di Baviera, dove la Conferenza sulla Sicurezza riunisce leader e strateghi da tutto il mondo, riemerge una verità scomoda: tra Unione europea e Stati Uniti si è aperta una frattura. Eppure, proprio qui, tra richiami alla responsabilità e nuove promesse di riarmo, l’Europa tenta di trasformare quella crepa nella colonna portante della NATO. Riuscirà l’operazione a tenere saldo il patto atlantico?
A un anno dagli attacchi del vicepresidente americano JD Vance contro gli alleati europei, accusati di indebolire le proprie nazioni con politiche troppo progressiste su clima e immigrazione, il vertice bavarese si apre in un clima solo in apparenza più disteso.
Il prezzo della tregua verbale è chiaro: molti partner europei hanno raccolto le pressioni di Washington, impegnandosi ad aumentare la spesa per la difesa fino al 5% del Pil entro il 2035. Una soglia ambiziosa che racconta meglio di ogni dichiarazione il nuovo equilibrio in costruzione.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz non usa giri di parole: “L’ordine internazionale fondato su regole e diritti è sull’orlo della distruzione”. Merz prende le distanze dalla “guerra culturale del Maga negli Stati Uniti”, ribadendo che in Europa la libertà di espressione si arresta davanti alla dignità umana e ai principi costituzionali. Se il vecchio equilibrio “non esiste più così com’era”, allora serve una “forte colonna europea nella NATO” per rendere più solida e sana la partnership con Washington. Un monito, ma anche una road map politica.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani insiste sulla necessità di preservare il legame transatlantico. L’alleanza con gli Stati Uniti, afferma, è “imprescindibile per qualsiasi politica estera occidentale”. Le divergenze sono fisiologiche tra partner, ma non devono tradursi in disancoraggio strategico. In altre parole: confronto sì, rottura no.
Dal forum transatlantico della Csu interviene il segretario generale della NATO, Mark Rutte, che parla di un vero “cambio di mentalità”. Dei 32 membri dell’Alleanza, 23 appartengono all’Unione europea. Per anni Washington ha lamentato l’insufficienza degli investimenti europei in difesa; oggi, sostiene Rutte, l’Europa “sta davvero facendo un passo avanti”, assumendo maggiore leadership e responsabilità. L’obiettivo è un’Alleanza più robusta, in cui una Europa forte rafforzi il legame transatlantico come mai prima.
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, rivendica i risultati dell’ultimo anno: “Abbiamo fatto di più per la difesa che nei dieci anni precedenti”. Nel precedente bilancio settennale erano stati stanziati 8 miliardi di euro; nell’ultimo anno, sottolinea, sono stati mobilitati fino a 800 miliardi per colmare le lacune strategiche. Con il fondo SAFE, dedicato ai prestiti per la difesa comune, sono previsti 100 miliardi per progetti congiunti tra Stati membri.
Elemento centrale: almeno il 65% dei prodotti dovrà provenire dall’Europa o dall’Ucraina. L’autonomia strategica passa dalla filiera industriale, non solo dagli impegni politici.
La guerra in Ucraina si avvicina al quinto anno. Rutte invita a cambiare prospettiva: “Invece di vedere la Russia come un orso possente, ricordiamo che si muove alla velocità di una lumaca”.
A Monaco è presente anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, fiducioso in passi concreti verso una sicurezza condivisa. La domanda è inevitabile: il nuovo slancio europeo in materia di difesa si tradurrà in un sostegno più rapido e coordinato a Kyiv?
Secondo indiscrezioni dei media tedeschi, emissari legati al presidente Donald Trump, tra cui Jared Kushner e Steve Witkoff, potrebbero partecipare a incontri sul dossier ucraino.
È atteso anche il Segretario di Stato Marco Rubio, che incontrerà Merz e la premier danese Mette Frederiksen. Tra i temi sensibili potrebbe emergere anche la sovranità della Groenlandia, oltre ai consueti dossier su sicurezza energetica e sostegno militare.
La linea tra crisi e rinascita è sottile. L’Europa ha messo sul tavolo cifre imponenti e un cambio di paradigma: 5% del Pil in difesa entro il 2035, fondi comuni come SAFE, regole per rafforzare la produzione continentale.
La sfida ora è trasformare l’urgenza in capacità strutturale, la spesa in sicurezza reale, la “colonna europea” nell’architrave dell’Alleanza.
A Monaco, tra retorica e numeri, non si discute soltanto di bilanci militari. Si misura la tenuta del patto atlantico in un mondo che cambia rapidamente. Frattura o fondazione? La risposta dipenderà dalla capacità dell’Europa di farsi pilastro, senza smettere di essere partner.
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