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Il caso

Smaltimento abiti e la nuova direttiva UE: perché il sistema di raccolta è al collasso

Tra l'ascesa di Vinted e i materiali scadenti della moda rapida, l'Europa corre ai ripari con nuove norme sull’eco-design e la gestione degli scarti

Smaltimento abiti e la nuova direttiva UE: perché il sistema di raccolta è al collasso

La gestione dei rifiuti tessili sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Quello che fino a pochi anni fa era un sistema basato sulla rivendita dell'usato di qualità, oggi si scontra con il fenomeno della fast fashion, che immette nel circuito materiali scadenti e difficili da ricuperare.

In Italia, la raccolta differenziata del tessile è obbligatoria dal 2022, anticipando l'obbligo europeo scattato nel 2025. Tuttavia, il sistema è in crisi a causa di un drastico calo della qualità degli indumenti conferiti.

A causa dell'insostenibilità economica dello smaltimento dei capi di bassa qualità, molte città italiane stanno cambiando strategia.

I classici contenitori gialli stradali stanno diminuendo. Verranno sostituiti da nuovi contenitori posizionati in punti più controllati per evitare conferimenti impropri (abiti sporchi o rifiuti non tessili). I centri di raccolta comunali diventano il punto di riferimento principale per lo smaltimento del tessile.

Si punta a far ricadere i costi di smaltimento sui produttori (modello EPR), sollevando le aziende di raccolta da costi ormai insostenibili.

Per quanto riguarda il fast fashion la produzione di massa utilizza fibre sintetiche e materiali poveri creando capi che, una volta scartati, non hanno valore di mercato come usato o vintage e spesso non sono tecnicamente riciclabili, diventando un puro costo di smaltimento per la collettività.

I capi di buona qualità non finiscono più nei cassonetti della raccolta differenziata. I cittadini preferiscono rivenderli online o regalarli privatamente, lasciando nei contenitori pubblici solo il tessile senza valore.

Una data chiave per il cambiamento è il 19 luglio 2026. Da quel giorno, in tutta l'Unione Europea sarà vietato mandare al macero abiti e calzature invenduti. Le aziende dovranno progettare capi più durevoli, facili da riparare e da riciclare, per ridurre l'impatto ambientale (che oggi genera circa 5,6 milioni di tonnellate di CO2 l'anno in Europa).

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