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caso garlasco
24 Febbraio 2026 - 14:10
Il caso dell'omicidio di Chiara Poggi arriva a una svolta clamorosa che potrebbe ribaltare una verità giudiziaria scritta anni fa. Cristina Cattaneo, la consulente incaricata dalla Procura di Pavia, ha depositato ieri una relazione di 300 pagine destinata a cambiare il destino dei protagonisti di questo giallo. Secondo quanto emerge dal documento, ancora coperto dal segreto, l'aggressione avvenuta il 13 agosto 2007 nel villino di via Pascoli non sarebbe stata rapida, ma si sarebbe articolata in due fasi e su un arco temporale molto più esteso di quanto ipotizzato finora.
Questa nuova ricostruzione dei tempi dell'aggressione favorisce nettamente Alberto Stasi, attualmente in carcere. Se l'omicidio è durato più di pochi minuti, l'alibi del computer torna a essere decisivo: nei soli 23 minuti intercorsi tra l'apertura della porta di casa Poggi e l'accensione del suo PC, Stasi non avrebbe avuto il tempo materiale per uccidere la fidanzata, ripulirsi, nascondere l'arma e tornare a casa. La diluizione dei tempi "spalma" il delitto su un orizzonte che renderebbe fisicamente impossibile la colpevolezza del giovane bocconiano, spingendo la Procura verso l'ipotesi di una revisione della condanna.
Al centro dei nuovi accertamenti c'è ora la figura di Andrea Sempio. La dottoressa Cattaneo ha lavorato sull'analisi delle tracce di sangue (BPA) e su verifiche antropometriche per confrontare la struttura fisica di Sempio con quella dell'assassino desunta dagli schizzi sui muri e sui pavimenti. Al momento si parla di un giudizio di compatibilità e non di attribuzione certa. Gli elementi che legano Sempio al delitto rimangono l'impronta 33 sulle scale e le tracce di DNA della famiglia rinvenute sulle unghie della vittima.
Per chiudere definitivamente l'indagine e sostenere un'accusa formale davanti a un giudice, gli inquirenti guidati dal procuratore Fabio Napoleone sono ora alla ricerca della «prova regina». Le analisi della Cattaneo forniscono la base scientifica per dubitare della vecchia sentenza, ma spetterà ai PM individuare l'elemento schiacciante che possa incastrare il nuovo sospettato o confermare definitivamente la sua estraneità ai fatti.
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