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Il caso

Riccardo Lucà, rimandata l’autopsia. Ore di angoscia prima della verità

Intanto i carabinieri hanno perquisito il villino di Pessione. L’esame autoptico domani a Torino

Riccardo Lucà, rimandata l’autopsia. Ore di angoscia prima della verità

Doveva essere il giorno dell’autopsia. E invece no. Le sale del complesso Ospedale Sant'Anna - cui si appoggia anche il Regina Margherita - non erano disponibili, perché in manutenzione.
Il medico legale è arrivato, pronto a iniziare. Poi lo stop. Ha preso atto dell’impossibilità di procedere e ha avvisato la Procura.

Così la pm Alessandra Provazza ha firmato il decreto di trasporto della salma di Riccardo Lucà, cinque mesi. Nel pomeriggio il piccolo corpo del bimbo è stato trasferito all’obitorio civico, via Bertani. L’esame autoptico è stato rinviato a domani, venerdì. Due giorni in più. Due giorni pesanti. L’autopsia è un passaggio cruciale. Serve a fissare i fatti, a separare le ipotesi dalla realtà. Sarà presente anche il consulente della madre, che al momento è indagata per omicidio colposo. Un atto dovuto, spiegano gli inquirenti: l’iscrizione nel registro le consente di nominare un proprio esperto e partecipare agli accertamenti irripetibili.
La donna, 42 anni, e il padre del piccolo sono stati sentiti come persone informate sui fatti. I carabinieri hanno perquisito l’abitazione martedì. E la famiglia ha lasciato la casa, poco dopo.
Per ora c’è una sola ricostruzione, quella fornita dalla donna. La scala interna collega la zona notte al piano di sotto. Stava scendendo con Riccardo in braccio per preparargli da mangiare. «Un malore improvviso», avrebbe raccontato. Poi il vuoto. Non è chiaro se si sia sentita male accasciandosi e lasciando scivolare il bambino, o se siano caduti entrambi, con il suo corpo a schiacciare quello del figlio.

I racconti sono apparsi confusi. Comprensibile, dicono, lo stato di shock.
Un dato, però, al momento emerge: sul corpo del piccolo non sarebbero stati rilevati lividi o segni evidenti compatibili, a prima vista, con un trauma da schiacciamento. Ma solo l’autopsia potrà chiarire con precisione cause e dinamica. È stata la madre a chiamare il 112: «Mio figlio non respira, non respira più». Ai soccorritori avrebbe riferito di avere un forte mal di testa fin dal mattino e di aver dormito poco.


Quando l’ambulanza è arrivata nel villino si Pessione, in via Monte Adamello, Riccardo Lucà era in arresto cardiaco. Rianimato sul posto, ha avuto un nuovo arresto durante il trasporto. Ricoverato in terapia intensiva al Regina Margherita, è rimasto in condizioni disperate fino alle 22 di lunedì, quando i medici ne hanno dichiarato la morte.
I genitori del piccolo hanno autorizzato la donazione degli organi. Il cuore è risultato idoneo per un trapianto su un altro bambino, fuori regione. L’espianto e il trasferimento sono avvenuti poco dopo l’ultimo respiro di Riccardo.

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