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Il reportage

La villa e il cavallino a dondolo nel portico, il silenzio di Pessione dopo la morte del piccolo Riccardo

Le uniche parole sono quelle dei vicini di casa: «Non possiamo credere ad altro se non all’incidente»

La villa e il cavallino a dondolo nel portico, il silenzio di Pessione dopo la morte del piccolo Riccardo

I genitori del piccolo Riccardo

A Pessione vivono 1.600 anime. Ma non c’è comunità, la frazione è un dormitorio nella bassa, tra la provincia di Torino e quella di Asti. Una panetteria, un bar e la Martini&Rossi, la storica casa del Vermouth. Sarà per questo che Mary Vartolo e Nicola Lucà non li conosce nessuno. O, almeno, nessuno dice di conoscerli bene, forse di vista. Quella giovane coppia che a Pessione si era trasferita da poco ed era andata a vivere con i bambini in una villetta a schiera, un angolo di paradiso in una zona gelida d’inverno e avvolta dall’afa in estate. «Vengono da Villanova - dicono al bar del piccolo centro - e si sono sposati a Chieri, quando già un bimbo era nato». La testimonianza di questo è in una fotografia scattata subito dopo le nozze. Lei, Mary, lunghi capelli biondi, occhi chiari. Lui, Nicola, elegante nell’abito da cerimonia. In mezzo un bimbo, il fratellino più grande di Riccardo, esibito sui social, ma con il visetto oscurato. In fondo, un accenno di spirito comunitario a Pessione lo si percepisce nel non voler sapere e nel voler negare, tentando di allontanare dalle case della frazione di Chieri quella che al momento è una tragedia e che potrebbe trasformarsi in qualcosa di peggio.

Non parla il sindaco Alessandro Sicchiero, il parroco non si fa trovare. E la cantilena è sempre la stessa: «C’è un’inchiesta in corso». Non parlano i genitori, piegati dal dolore e angosciati per l’inchiesta che vede la mamma indagata. Un atto dovuto che stravolge la vita, specie quella di due genitori che hanno perso il loro bambino in quello che, almeno allo stato dei fatti, resta un incidente domestico, banale, ma mortale per il piccolo Riccardo. All’interno della villetta a schiera, ieri baciata dai raggi di un sole primaverile, Mary e Nicola non rispondono al citofono, chiudono le persiane e restano in attesa di qualcosa che li possa aiutare ad uscire dall’incubo. Ma il telefono non squilla e il silenzio avvolge la coppia dei genitori. Nel porticato della casa color mattone ci sono i giochi del bimbo morto, dopo due giorni di agonia, per la caduta dalle scale: un piccolo scivolo, un cavallino a dondolo di colore verde.

Un porticato inanimato, coperto da tende parasole a righe, fino a pochi giorni fa vissuto gioiosamente dai due figlioletti della coppia. Lo ricordano i vicini, «una mamma affettuosa che giocava con i figli, lo faceva anche il papà. Ora sono distrutti per la tragedia». Non una parola di più. Non c’è nessuno che voglia prendere in considerazione l’ipotesi che quello che è accaduto possa essere qualcosa di diverso da un incidente domestico. «Anche perché l’allarme è stato dato immediatamente, Riccardo è stato soccorso subito. Se i genitori si sono contraddetti davanti al magistrato è comprensibile, il loro bambino era appena morto. Una tragedia che strazierebbe chiunque». A Pessione, quando il sole sta per tramontare, un assordante silenzio avvolge le quattro case della frazione e accompagna, nell’incredulità generale la visita di una pattuglia di carabinieri incaricati di perquisire quella villetta color mattone.

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