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Il caso

Emergenza abitativa e focolaio di tubercolosi, Rosatelli: “Non ci sono risorse per ricollocare subito gli occupanti”

Acceso il dibattito in Consiglio Comunale

Emergenza abitativa e focolaio di tubercolosi, Rosatelli: “Non ci sono risorse per ricollocare subito gli occupanti”

Il caso dell’ex Istituto Baldracco, occupato dal collettivo Spazio Neruda dal dicembre 2015, torna sotto i riflettori a Torino. Nel pomeriggio di oggi, durante la seduta del Consiglio Comunale, l’assessore al Welfare Jacopo Rosatelli ha risposto all’interpellanza dei gruppi di centrodestra sullo stabile di corso Cirè 7, di proprietà della Città ma in uso alla Città Metropolitana. Rosatelli ha spiegato che l’edificio è monitorato da Prefettura, Questura e Comitato per l’ordine pubblico. Dal 2014, anno in cui è cessata l’attività scolastica, il dialogo tra Comune e Città Metropolitana per una nuova destinazione d’uso non si è mai interrotto, sebbene l’occupazione abbia impedito interventi di manutenzione ordinaria. Le utenze risultano attualmente a carico della Città Metropolitana. Secondo i dati forniti dall’ASL, nello stabile vivono circa cento persone. Non risultano percorsi attivi per singoli adulti, mentre due nuclei familiari sono seguiti dai servizi sociali su mandato dell’autorità giudiziaria. Tutti gli occupanti sono stati informati dei percorsi proposti dal Comune per un eventuale ricollocamento. Per quanto riguarda la situazione sanitaria, il 20 febbraio il Dipartimento di Prevenzione dell’ASL ha segnalato un caso di tubercolosi. Gli occupanti hanno collaborato fornendo l’elenco completo dei residenti, permettendo attività di screening e profilassi per contenere il rischio di contagio. Il dibattito in Aula si è acceso immediatamente. Federica Scanderebech (Forza Italia) ha denunciato il problema come questione di salute pubblica, citando dieci anni di occupazione costellati da casi gravi, tra cui la morte di un neonato, un incendio e ora il focolaio di tbc. Ha invocato trasparenza sulle utenze, sull’agibilità e sullo stato sanitario, chiedendo bandi pubblici per la riqualificazione. Pierlucio Firrao (Torino Bellissima) ha sottolineato la necessità di proteggere la sicurezza pubblica, ricordando altre situazioni complesse in città, come amianto e locali non sicuri. Giuseppe Iannò (Libero Pensiero) ha ribadito la necessità di sgomberare lo stabile, come suggerito dall’ASL, accusando l’assessore di scaricare responsabilità senza agire. Domenico Garcea (Forza Italia) ha espresso preoccupazione per il focolaio di tubercolosi e ha invocato chiarezza e senso di responsabilità per la tutela della popolazione. Dal fronte opposto, Valentina Sganga (M5S) ha criticato la destra per trasformare ogni fragilità sociale in scontro politico, ricordando che sgomberare gli occupanti disperderebbe 98 persone in un contesto ancora gestibile. Ferrante De Benedictis (FdI) ha ribadito che lo spazio è pubblico e sottratto alla comunità, sottolineando la necessità di controlli sanitari e sicurezza per chi vive nello stabile. Silvio Viale (Radicali/+Europa) ha ricordato come il Comune non abbia pieno controllo sugli occupanti e che le autorità sanitarie devono avere accesso ai dati reali. Giuseppe Catizone (Lega) ha chiesto uno sgombero immediato, puntando il dito sulla mancata progettazione futura dello stabile. Emilio Iodice (FdI) ha avvertito del rischio epidemico, criticando il rifiuto degli occupanti di far entrare l’ASL nei giorni scorsi. Il consigliere Claudio Cerrato (PD) ha sottolineato tre punti di vista: sociale, sanitario e politico. Dal lato sociale, la carenza di politiche abitative favorisce situazioni come quella dello Spazio Neruda; sanitario, lo screening è stato effettuato ma non basta senza case dove ricollocare le persone; politico, ripetere lo stesso dibattito serve a poco, e lo stigma verso gli occupanti rischia di aggravare l’allarme sociale. Infine, Fabrizio Ricca (Lega) ha proposto la regolarizzazione dello spazio con nuove regole, per creare un luogo di welfare cittadino nell’interesse di tutti. Rosatelli ha replicato ricordando le difficoltà per gli stranieri a trovare casa e la mancanza di risorse per riqualificare gli alloggi ATC, assicurando che i servizi sociali sono a disposizione degli occupanti e l’accesso dei medici ASL e volontari è garantito.

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