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la guerra in iran
09 Marzo 2026 - 19:37
Il petrolio vola a 99 dollari al barile, pronto il ricorso alle riserve strategiche
Il petrolio sfiora quota 120 dollari al barile prima di retrocedere a 99 (quotazione alle ore 19.30), pari comunque a un aumento del 6% rispetto alla precedente quotazione. Prima dell’inizio della guerra in Iran, l’oro nero era a quota 73 dollari, quindi l’aumento in questi pochi giorni di conflitto è stato del 35%. E il primo effetto, inevitabile, lo possiamo provare nelle nostre tasche al momento di fare il pieno: oggi, secondo i dati del ministero, il prezzo medio di un litro di benzina in Italia era di 1,869 euro mentre il gasolio era ormai schizzato sopra i 2 euro al litro, attestandosi a 2,024. Tutti prezzi che ancora non tenevano conto del nuovo aumento registrato in giornata, di cui vedremo gli effetti domani. E senza considerare tutti gli altri aumenti che, a cascata, seguiranno presto: basti pensare che il prezzo del gasolio si riflette direttamente sui costi di trasporto delle merci che viaggiano su gomma. Prepariamoci quindi a veder salire a breve, ad esempio, lo scontrino della spesa alimentare.
Quotazioni che oggi hanno spinto i ministri del G7 a una riunione in videoconferenza a cui hanno partecipato anche i presidenti del Fmi, della Banca Mondiale, dell’Ocse e dell’Aie, per analizzare come porre un freno al folle rialzo dei prezzi. La misura presa in esame è quella del rilascio comune e coordinato delle riserve strategiche visto che una maggiore offerta dovrebbe far calare il prezzo. Ma la decisione, in tal senso, è stata rinviata. «Seguiremo da vicino la situazione, siamo pronti a prendere tutte le misure necessarie, compreso il ricorso alle riserve strategiche di petrolio al fine di stabilizzare il mercato - ha spiegato il ministro francese Roland Lescure - ma non siamo ancora a quel punto». «Continueremo a monitorare attentamente la situazione e gli sviluppi nei mercati energetici - si legge nella dichiarazione congiunta diffusa dopo l’incontro - e ci incontreremo quando necessario per scambiare informazioni e coordinarci all’interno del G7 e con i partner internazionali. Siamo pronti ad adottare le misure necessarie, anche per sostenere l’approvvigionamento energetico globale, come lo svincolo delle scorte». Solo quest’ultimo annuncio ha comunque calmierato i mercati, facendo scendere il petrolio sotto i 100 dollari al barile. Ma è evidente che non è sufficiente, non solo perché siamo comunque a prezzi troppo elevati ma anche perché la guerra in Iran pare ben lontana dall’essere vicina alla fine. E il problema non è “solo” il blocco delle petroliere nello stretto di Hormuz, che potrebbe in effetti risolversi non appena le armi taceranno, ma anche quello degli attacchi agli impianti di estrazione e lavorazione dell’oro nero che rischiano di avere invece pesanti ripercussioni a lungo termine. Il commercio potrebbe forse riprendere in tempi relativamente brevi, ma se la produzione sarà minore quanto petrolio potrà arrivare dall’Iran e dai paesi vicini? E quanto tempo ci vorrà per tornare alla piena operatività?
Anche per questo in Italia non si guarda solo al possibile rilascio delle riserve strategiche. Il governo non esclude infatti il ricorso al meccanismo delle “accise mobili” e ad annunciarlo è stata proprio la premier, Giorgia Meloni, con un video messaggio nel quale assicura di impegnarsi «per mitigare il più possibile le conseguenze del conflitto per i cittadini e la nostra nazione». E quindi non ci sarà solo una «task force per monitorare l’andamento dei prezzi» ma soprattutto «stiamo valutando di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili che questo governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023 nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile». Il meccanismo - la cui attivazione viene chiesta anche da parte di alcuni partiti dell’opposizione - consente di utilizzare la parte di maggiore Iva che arriva dall’aumento dei prezzi, per la riduzione delle accise. Il meccanismo, secondo le stime degli esperti, potrebbe portare a un taglio del prezzo alle pompe tra i 4 e i 5 centesimi al litro. Meglio che niente, ma comunque troppo poco per ritornare ai prezzi pre-guerra. E quindi non resta che incrociare le dita e sperare, non solo per motivi umanitari, che i missili in Medio Oriente smettano presto di volare.
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