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Il caso

«A scuola la propaganda per il No». Così scoppia la polemica all’Olivetti

La dirigente scolastica respinge ogni accusa. Lotito: «La politica resti fuori dall’istruzione»

«A scuola la propaganda per il No». Così scoppia la polemica all’Olivetti

«La scuola deve restare un luogo dove non entra la politica». Fabrizio Lotito, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia a Ivrea, va dritto al punto nel commentare la polemica scoppiata attorno a un incontro organizzato all’Istituto Olivetti e finito al centro di una lettera anonima attribuita ad alcuni studenti.

Tutto nasce da un documento circolato tra gli studenti e poi rilanciato nel dibattito pubblico. La lettera non porta firme. Una scelta, spiegano gli autori, dettata dal timore di possibili «ripercussioni». Nel testo si sostiene che durante un incontro organizzato nell’istituto sarebbe stata fatta propaganda per il “No” al referendum sulla riforma della giustizia. L’episodio contestato risale al 19 febbraio, quando nell’istituto eporediese si è svolto un incontro con un giovane laureato in giurisprudenza invitato a parlare agli studenti di diritto costituzionale e funzionamento degli organi dello Stato. Un appuntamento che, secondo la dirigenza scolastica, rientrava a pieno titolo nelle attività di educazione civica previste dal programma ministeriale.

A chiarirlo è la dirigente dell’Istituto Olivetti, Maria Rosaria Roberti, che respinge con decisione l’idea che si sia trattato di propaganda. «Si è trattato di un incontro che parlava di diritto, di Costituzione e di organi dello Stato: materia di diritto», spiega. «Ogni anno dobbiamo svolgere 33 ore di educazione civica e questo laboratorio rientrava tra le attività previste».
L’Olivetti è una delle realtà scolastiche più grandi del territorio, con circa 1.400 studenti iscritti. Tra gli elementi che hanno contribuito ad alimentare la discussione c’è anche un dettaglio legato al relatore dell’incontro: il giovane laureato che ha tenuto la lezione è infatti figlio di una docente che lavora all’interno dello stesso istituto. La dirigente scolastica replica «Una persona sui propri social può esprimere liberamente le opinioni che vuole». Un’altra contestazione contenuta nella lettera anonima riguarda la presunta mancanza di spazio per le domande degli studenti. Anche su questo punto Roberti replica con fermezza: «Non è vero che non si potevano fare domande. Alla fine dell’incontro c’erano circa quaranta minuti dedicati proprio agli interventi degli studenti e alle loro richieste di chiarimento». La preside sottolinea inoltre un aspetto che, a suo avviso, rende la polemica ancora più singolare: il tempo trascorso tra l’incontro e l’esplosione del caso. «L’appuntamento si è svolto il 19 febbraio e le polemiche sono nate soltanto ora», osserva. «Nessuno è venuto prima a parlarne con la scuola». Resta però il fatto che l’appuntamento si è svolto in un momento particolarmente delicato, a ridosso della campagna per il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, e davanti a studenti che in molti casi saranno chiamati a votare. Proprio per evitare ulteriori equivoci, la dirigente scolastica non esclude la possibilità di organizzare un nuovo momento di confronto prima del voto. «Se i ragazzi lo vorranno - spiega - potremmo pensare a un vero dibattito sul tema del referendum, con posizioni diverse a confronto».
Nel frattempo la vicenda è uscita dalle aule scolastiche ed è approdata nella politica locale. Andrea Cantoni, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Ivrea, ha annunciato l’intenzione di portare il caso in Consiglio comunale con un’interpellanza rivolta al sindaco.

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