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L'incontro all'NH Hotel
10 Marzo 2026 - 17:16
La campagna per il referendum sulla riforma della giustizia passa anche da Torino. All’NH Hotel di corso Vittorio Emanuele una sala affollata ha accolto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, arrivato in città per sostenere le ragioni del Sì in vista del voto del 22 e 23 marzo. L’iniziativa, promossa da Fratelli d'Italia, ha riunito parlamentari, amministratori e dirigenti locali del partito, impegnati a mobilitare l’elettorato in una partita che i sondaggi descrivono ancora aperta.
Prima dell’incontro pubblico il Guardasigilli ha affrontato con i giornalisti anche la polemica esplosa negli ultimi giorni sulle dichiarazioni della sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, che aveva parlato della magistratura come di «plotoni di esecuzione». Nordio ha cercato di ridimensionare il caso.
«La dottoressa Bartolozzi ha già chiarito il senso delle sue parole», ha spiegato. «Non era un attacco alla magistratura nel suo complesso, ma il riferimento a una piccola parte che in questo momento si espone con posizioni politiche sul referendum». Il ministro ha quindi ribadito il proprio rapporto con la magistratura, ricordando i quarant’anni trascorsi in toga. «Quando sei stato magistrato lo resti per tutta la vita», ha detto. «Per questo mi ha colpito molto sentir dire che questa riforma sarebbe un modo per umiliare i magistrati».
Nordio ha richiamato anche gli inizi della sua carriera, negli anni del terrorismo: «Entrai in magistratura nel 1975 e la mia prima indagine riguardò le Brigate Rosse. Nei covi dei terroristi ero tra i primi nomi nelle liste dei magistrati da colpire». Un ricordo utilizzato per ribadire che, a suo giudizio, la riforma non nasce contro la magistratura ma «per liberarla dal peso delle correnti e da alcune degenerazioni che negli anni sono state denunciate anche da molti magistrati».
Sul risultato del referendum il ministro non nasconde l’ottimismo. «Quando vincerà il Sì apriremo subito un tavolo di confronto con magistrati, avvocati e accademici per scrivere le leggi attuative», ha assicurato.
Ad aprire l’evento è stato il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che ha impostato il suo intervento su un attacco diretto alle opposizioni. «La fine? Vinceremo. Sarà il nostro 25 aprile. La liberazione dei magistrati».

«Ogni volta che governa il centrodestra si parla di assalto alla democrazia», ha detto dal palco. «Ma la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri esiste, con modalità diverse, nella maggior parte dei Paesi europei». Delmastro ha ricordato anche i tentativi di riforma del passato: «Se davvero fosse un attentato alla Costituzione, allora dovremmo dire che la sinistra ha tentato lo stesso attentato quando propose la riforma nella stagione della Bicamerale».
Nel suo intervento il sottosegretario ha rivendicato inoltre il piano di assunzioni avviato dal ministero della Giustizia, che - ha spiegato - dovrebbe portare entro il 2026 alla copertura completa dell’organico dei magistrati togati. E parlando dello sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura ha scelto una battuta: «Se il Csm è una garanzia, averne due significa rafforzarla. Two gust is megl che one».
L’incontro è stato anche una vetrina per la classe dirigente piemontese di Fratelli d'Italia. In prima fila sedevano diversi esponenti della giunta regionale guidata da Alberto Cirio, tra cui la vicepresidente Elena Chiorino, l’assessore al Welfare Maurizio Marrone, l’assessore alla Sanità Federico Riboldi e l’assessora alla Cultura Marina Chiarelli.
A fare gli onori di casa il segretario regionale del partito Fabrizio Comba, che ha salutato dal palco amministratori e militanti arrivati da tutto il Piemonte.
Nordio ha infine commentato il clima sempre più acceso dello scontro politico attorno al referendum. «Negli ultimi mesi siamo stati accusati di tutto: banditi, mafiosi, camorristi», ha osservato. «Serve sangue freddo per non reagire a una valanga di insulti». Quanto all’esito del voto, il ministro ha escluso ripercussioni sull’esecutivo. «Se dovesse vincere il No per il governo non cambierebbe nulla», ha detto. «Sono state le opposizioni a trasformare questo referendum in uno scontro politico».
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