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11 Marzo 2026 - 17:10
Il governo italiano sta lavorando per posticipare l’introduzione della tassa da 2 euro sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-Unione Europea. Secondo le anticipazioni, il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) pubblicherà a breve un comunicato ufficiale che dovrebbe confermare il rinvio dell’imposta fino al 30 giugno 2026.
La decisione sarebbe legata alla necessità di coordinare la normativa italiana con la nuova tassa europea, che entrerà in vigore a partire dal 1° luglio 2026. Da quella data sarà applicata una tariffa di 3 euro su tutte le spedizioni provenienti da Paesi non appartenenti all’UE con valore inferiore ai 150 euro.
Secondo quanto riportato dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, il rinvio verrà anticipato tramite un “comunicato legge” preparato dal MEF. Questo testo dovrebbe annunciare lo stop temporaneo alla tassa nazionale in attesa dell’inserimento della norma nel prossimo decreto fiscale, che sarà discusso in uno dei prossimi Consigli dei ministri.
All’interno dello stesso provvedimento dovrebbe essere inserita anche l’eliminazione della clausola europea relativa all’iperammortamento, un altro punto previsto dal pacchetto fiscale.
L’imposta sui piccoli pacchi rappresenta una delle novità introdotte con l’ultima legge di bilancio. L’obiettivo dichiarato della misura è limitare la crescita delle piattaforme di e-commerce straniere, in particolare i grandi rivenditori online cinesi come Temu e Shein, molto competitivi nei prezzi.
Inizialmente la tassa non è stata applicata subito nel gennaio 2026. L’Agenzia delle Dogane aveva infatti previsto un periodo transitorio per le importazioni effettuate tra il 1° gennaio e il 28 febbraio 2026, durante il quale i contributi avrebbero dovuto essere calcolati e versati entro il 15 marzo 2026.
Uno dei motivi principali del possibile rinvio riguarda il rischio di sovrapposizione tra tassa italiana e tassa europea. Se entrambe le misure venissero applicate contemporaneamente senza un adeguato coordinamento, il costo complessivo potrebbe arrivare fino a 5 euro per spedizione.
Una tassazione di questo livello rischierebbe di ridurre gli acquisti online dei consumatori e di penalizzare fornitori internazionali che offrono prodotti a basso costo, soprattutto quelli provenienti da Paesi come Cina, Stati Uniti e Regno Unito.
Negli ultimi mesi il tema è stato al centro del confronto politico. Partito Democratico e Forza Italia avevano già chiesto al governo di sospendere temporaneamente l’imposta, proprio per evitare effetti negativi sul mercato.
Nonostante l’intenzione dell’esecutivo di rinviare la misura, il tempo a disposizione è limitato. La tassa nazionale dovrebbe infatti entrare in vigore dal 15 marzo, e il semplice comunicato del MEF non sarà sufficiente per bloccarla definitivamente.
Per lo stop effettivo sarà necessario l’approvazione del decreto fiscale, che dovrà confermare ufficialmente il rinvio della misura.
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