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il caso

Quegli sms truffa da parte del Cup e del Caf, un'inchiesta ha svelato chi c'è dietro

L'inchiesta svolta dal Corriere della Sera ha ricostruito la filiera dei numeri a sovrapprezzo usati per frodare gli italiani: call center, intermediari, canali tv locali e numeri erotici. E lo Stato ci guadagna pure lui

Quegli sms truffa da parte del Cup e del Caf, un'inchiesta ha svelato chi c'è dietro

«Si prega di contattare con urgenza i nostri uffici Cup al numero 893…». Il messaggio è arrivato a decine di migliaia di italiani. Sembra una comunicazione dell'Asl, o del Caf. Chi richiama trova una segreteria che lo tiene in attesa, o un operatore che temporeggia senza mai arrivare al punto. La linea cade. Si richiama. La trafila riparte. Quando arriva la bolletta, la sorpresa: ogni minuto è costato 2 euro.

È il callback phishing, una truffa in cui è la vittima stessa a contattare i criminali. A ricostruirne il meccanismo è un'inchiesta della Dataroom del Corriere della Sera, firmata da Milena Gabanelli e Andrea Priante.

La filiera

I numeri che iniziano con 89 sono a sovrapprezzo: li usano cartomanti, call center erotici, ma anche servizi legittimi come assistenza clienti e votazioni televisive. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy li assegna in concessione annuale agli operatori, a lotti da 100 numeri, al prezzo di 5 euro cadauno. Il Ministero non sa quanti siano attivi, chi li stia usando né quanto traffico generino.

Partendo da un singolo sms ricevuto a febbraio, i giornalisti hanno ricostruito il percorso del numero incriminato: assegnato a Intermatica (società romana collegata al gruppo irlandese Nexora), poi ceduto a Enterprise Working Italia — società con sede nello studio di un commercialista romano, collegata a un canale tv locale attivo tra Lombardia e Piemonte — e infine finito nelle mani di Jetcom Srl, con sede operativa a Napoli. Titolare: Cristina Ippolito, 49 anni, di Portici, con alle spalle trent'anni di call center e la gestione del sito di telefonate erotiche 69incontri.it. Contattata dai giornalisti, ha ammesso di aver replicato un sistema già in uso ad altri: «L'idea l'ho copiata da chi lo fa su scala molto più grande». Solo tra l'1 e il 7 febbraio, gli italiani hanno speso 24mila euro chiamando uno solo dei suoi numeri truffa.

Ci guadagnano tutti

Sui 2 euro al minuto addebitati in bolletta, la compagnia telefonica trattiene tra il 30 e il 50%. Il resto scorre lungo la filiera: Intermatica si tiene il 10-15%, Enterprise il 3%, il rimanente arriva al call center. Sullo sfondo, anche lo Stato incassa: il 22% di Iva e 664mila euro l'anno dalle concessioni degli 89.

Gli sms vengono inviati tramite società specializzate che gestiscono archivi di milioni di numeri italiani già profilati per età. Con 2.750 euro è possibile recapitare 36mila messaggi a destinatari selezionati — spesso anziani — senza alcun controllo preventivo sul contenuto, come prevede la normativa sulla privacy.

Perché nessuno li ferma

Ogni anno 3,9 milioni di italiani finiscono nel mirino delle frodi telefoniche, per un danno complessivo stimato in 600 milioni di euro. Una truffa su tre avviene via sms. I numeri usati sono centinaia e cambiano continuamente. Per bloccarli e ottenere un risarcimento servirebbe una denuncia alla polizia postale o alla procura della Repubblica. Ma quasi nessuno lo fa per un addebito di 10 o 15 euro in bolletta. Ed è proprio su questa impunità di fatto che le truffe continuano a prosperare.

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