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Il caso

Si impicca in cella Bernardo Pace «Stava lavorando con l’Antimafia»

Fascicolo aperto per istigazione al suicidio. Disposta l'autopsia

Si impicca in cella Bernardo Pace «Stava lavorando con l’Antimafia»

Bernardo Pace, 62 anni, noto come “Tino di Trapani”, si è tolto la vita lunedì alle 18.30 nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino.
L’uomo, condannato lo scorso gennaio nel processo Hydra della Direzione distrettuale antimafia di Milano a 14 anni e 4 mesi di reclusione, è stato trovato impiccato nella cella del padiglione E, un’area dell’istituto che ospita attività comunitarie, universitarie e sportive. Pace era detenuto da solo e il gesto è stato immediatamente segnalato alle autorità.

Originario della provincia di Trapani, Bernardo Pace stava per formalizzare la sua collaborazione con i magistrati antimafia milanesi. Era già stato interrogato nel carcere di Milano-Opera prima del trasferimento a Torino, e proprio il suo ruolo di collaboratore di giustizia aveva acceso interrogativi sugli eventuali rischi per sé e per i fratelli. La Procura di Torino ha aperto un fascicolo sul suicidio e disposto l’autopsia sul corpo; il pm torinese Roberto Sparagna si è recato immediatamente in carcere. L’avvocato di Pace è Lisa De Furia, Foro di Milano. «Preferisco non rilasciare dichiarazioni, al momento. Sarà la Procura a lavorare al caso».
Bernardo Pace faceva parte di un contesto criminale radicato nel mandamento trapanese, insieme ai fratelli Domenico e Michele. Nello stesso procedimento Hydra, conclusosi a gennaio, Domenico è stato condannato a 14 anni e Michele a 16 anni. Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo, i tre erano collegati a Paolo Aurelio Errante Parrino e alla famiglia del boss Matteo Messina Denaro.
Bernardo, in particolare, aveva un ruolo decisionale nei rapporti tra le famiglie di ‘Ndrangheta, Cosa nostra e Camorra nell’alleanza Hydra, uno dei filoni investigativi più rilevanti in Lombardia degli ultimi anni.
Le circostanze del suicidio sollevano interrogativi che gli inquirenti stanno cercando di chiarire: perché Pace ha deciso di impiccarsi proprio in quel momento? Ci sono state minacce rivolte ai fratelli se avesse collaborato? O il gesto è scaturito dalla pressione interna legata alla sua imminente formalizzazione come collaboratore di giustizia? Bernardo si trovava nel padiglione E, noto anche come “Arcobaleno”, un’area riservata a iniziative sportive e culturali all’interno del carcere, ma deteneva un regime di isolamento. Secondo quanto ricostruito, ha usato i lacci delle scarpe per impiccarsi.
«Da tempo denunciamo la crescente gravità delle criticità del sistema penitenziario», afferma Leo Beneduci, Segretario Generale di Osapp.
«In questa occasione ci auguriamo che le responsabilità relative alla gestione e alla vigilanza del detenuto non ricadano sul personale, ma sulle gravi disattenzioni di un apparato in cui la polizia penitenziaria, già numericamente insufficiente, rappresenta solo l’ultimo e più debole anello della catena di comando».
Anche Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone, interviene sul caso di Bernardo Pace, tra i condannati nel processo Hydra, suicidatosi a Torino.
«Di fronte all’ennesimo suicidio, è evidente che ha ragione il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: ogni suicidio in carcere è una sconfitta dello Stato», dichiara Gonnella. Solo nei primi due mesi e mezzo del 2026, secondo l’associazione, si sono tolti la vita 14 detenuti.

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