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Guerra in Iran
20 Marzo 2026 - 07:50
La situazione nello Stretto di Hormuz resta altamente critica dopo la sua parziale chiusura da parte dell’Iran, avvenuta in risposta agli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele. In questo contesto, Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone hanno espresso la loro disponibilità a collaborare per garantire la sicurezza della navigazione commerciale.
Secondo una dichiarazione congiunta diffusa da Downing Street, i sei Paesi non solo si dicono pronti a contribuire a un piano internazionale, ma hanno anche espresso una ferma condanna verso le azioni attribuite a Teheran.
Nel documento ufficiale, i governi coinvolti denunciano con toni duri gli attacchi contro navi civili, le infrastrutture energetiche e la chiusura di fatto dello stretto. Viene ribadita l’importanza del principio di libertà di navigazione, fondamentale per il commercio globale.
I firmatari chiedono all’Iran di:
interrompere immediatamente le azioni ostili
fermare il posizionamento di mine
cessare l’uso di droni e attacchi militari
rispettare la Risoluzione ONU 2817
Inoltre, sottolineano come le conseguenze di questa crisi colpiscano l’intera economia mondiale, in particolare le fasce più vulnerabili, a causa delle ripercussioni sulle forniture energetiche.
Dall’Italia arrivano posizioni molto caute. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiarito che non ci sarà alcuna missione militare senza una tregua e senza un quadro multilaterale condiviso.
Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che si tratta di un documento politico, non operativo: l’obiettivo è favorire il dialogo e prevenire un’ulteriore escalation.
L’Italia, ha spiegato Tajani, è pronta a partecipare solo nell’ambito di una eventuale missione sotto l’egida delle Nazioni Unite, escludendo qualsiasi coinvolgimento diretto nel conflitto.
Dal lato iraniano, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha lanciato un avvertimento netto: qualsiasi Paese che collabori con Washington per riaprire lo stretto sarà considerato complice dell’aggressione.
Secondo Teheran, la responsabilità della crisi ricade su Stati Uniti e Israele, accusati di aver provocato l’attuale escalation militare.
Anche l’Organizzazione Marittima Internazionale ha espresso forte preoccupazione, chiedendo l’istituzione urgente di un corridoio navale sicuro.
I dati sono allarmanti:
drastico calo dei transiti commerciali
migliaia di navi bloccate
oltre 20.000 marittimi a rischio
L’obiettivo immediato è garantire:
la ripresa del traffico nello stretto
la sicurezza degli equipaggi
la stabilità delle rotte energetiche globali
Nonostante le aperture diplomatiche, la crisi resta aperta e complessa. I sei Paesi coinvolti puntano a una soluzione multilaterale e pacifica, mentre cresce il timore di un’escalation che potrebbe avere effetti globali su economia ed energia.
La priorità condivisa resta una sola: riaprire lo Stretto di Hormuz in sicurezza, evitando un allargamento del conflitto.
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