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Epatite A in Campania: le regole d'oro per evitare il contagio e riconoscere i primi sintomi dell'infezione

Molluschi e frutti di bosco sotto la lente dei medici: ecco perché la semplice apertura delle valve o lo scongelamento non bastano a garantire la sicurezza

Epatite A in Campania: le regole d'oro per evitare il contagio e riconoscere i primi sintomi dell'infezione

L'aumento dei casi di epatite A registrato recentemente in Campania ha riportato l'attenzione sull'importanza della prevenzione e sulle corrette abitudini alimentari per contrastare la diffusione del virus Hav. Questa patologia colpisce il fegato in forma acuta e, a differenza delle varianti B e C, non evolve in forme croniche e solo raramente risulta fatale, sebbene non vadano sottovalutati i casi più gravi.

La trasmissione del virus segue la via oro-fecale. Il contagio avviene principalmente attraverso il consumo di acqua o alimenti contaminati, oppure tramite il contatto stretto con individui già infetti. Un aspetto critico riguarda la tempistica: una persona può trasmettere la malattia ancor prima di manifestare i sintomi, poiché il virus è presente nelle feci già 7-10 giorni prima dell'esordio clinico. Il periodo di incubazione è piuttosto ampio e oscilla solitamente tra i 15 e i 50 giorni.

I fattori di rischio principali sono legati a condizioni igieniche precarie, scarsa pulizia personale (come preparare il cibo senza lavarsi le mani), acqua non sicura e pratiche sessuali specifiche.

I segnali più comuni dell'infezione includono febbre e senso di malessere generale, nausea e dolori all'addome, urine di colore scuro e ittero (colorazione giallastra della pelle e degli occhi).

Mentre negli adulti i sintomi sono evidenti, nei bambini l'infezione può decorrere in modo asintomatico. Sul fronte alimentare, i maggiori veicoli di trasmissione sono i molluschi bivalvi (come cozze, vongole e ostriche), che filtrando l'acqua possono accumulare particelle virali. Anche la verdura, la frutta e i frutti di bosco, se consumati crudi o lavati con acqua contaminata, rappresentano un rischio concreto.

Per ridurre drasticamente le probabilità di infezione, gli esperti hanno diffuso una serie di raccomandazioni pratiche: è fondamentale evitare il consumo di frutti di mare crudi o sottoposti a cotture superficiali. La semplice apertura delle valve durante la cottura non garantisce l'eliminazione del virus; pertanto, sono sconsigliati i prodotti consumati tiepidi o solo parzialmente cotti. I frutti di bosco, se freschi, devono essere accuratamente lavati sotto acqua corrente potabile appena prima di mangiarli. Per quelli surgelati o congelati, la regola è ancora più rigida: devono essere consumati esclusivamente previa cottura. Gli esperti sconsigliano di usarli crudi per decorare yogurt, dolci o macedonie.

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