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IL REPORTAGE
21 Marzo 2026 - 07:55
Il costo del carburante resta al centro del dibattito.
Dopo il boom di rincari dovuti alle tensioni in Medio Oriente, gli scorsi giorni il Governo ha dato il via libera al decreto per cercare di contenere gli aumenti e frenare le speculazioni. Il taglio alle accise è scattato a tutti gli effetti giovedì sera. Ma i prezzi sono davvero calati?

Il provvedimento prevede una riduzione di circa 25 centesimi al litro, fino al 7 aprile (20 giorni). All’indomani del taglio, i costi medi a livello nazionale iniziano a scendere ma a macchia di leopardo.
Il prezzo medio del gasolio self scende (o dovrebbe scendere) sotto i due euro. Il costo, paragonato ai mesi precedenti lo conferma: il 27 febbraio il prezzo medio in Italia era di 1,72 al litro; il 18 marzo (prima del taglio) 2,10; dal 19 marzo è sceso a 1,85. Così come la media nazionale della benzina self service: 1,67 a fine febbraio, 1,87 prima del provvedimento e 1,62 dopo. Questi tuttavia sono le medie “teoriche”, perché di fatto il Codacons denuncia delle irregolarità. «I listini alla pompa nelle varie regioni risultano ancora immotivatamente elevati e non registrano un calo pari al taglio delle accise».
Le regioni chiamate in causa sono la Campania (un litro di diesel costa in media 2,019 euro), Valle d’Aosta (2,008) e Sicilia (2,007). La città più cara resta Bolzano, con una media di 2,033 euro al litro.

I dati diffusi dal Mimit, rilevano che oltre il 40% degli impianti di distribuzione non ha ridotto i prezzi, soprattutto in autostrada.
«Nonostante abbiano sguinzagliato controlli a tappeto della guardia di finanza, in autostrada la benzina self service è scesa solo di 15,5 centesimi invece di 24,4, il gasolio di 14,2 - dichiara Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc) - Attesta il fallimento del decreto».
E nella città sabauda?
Girando per la città ci si imbatte in una variegata palette di prezzi, con una media intorno all’1,8 e qualcosa (centesimo più o meno). Ma c’è anche chi ancora tocca (e supera) i 2 euro al litro.
«Ora il prezzo è sceso - commenta Antonio, benzinaio di 68 anni - bisogna vedere cosa succederà dopo». Paradossalmente, però, Antonio rivela che «da quando è scoppiata la guerra - almeno nel mio distributore - abbiamo molti più clienti. Il carburante è aumentato ma ne stiamo vendendo di più, forse c’è l’ansia di rimanere senza».
Antonella, 55 anni, contabile: «Se scendono certo fa piacere, ma diciamo che chi deve per forza utilizzare la macchina non ha alternative. Ci si adegua».

Alla pompa affianco, Luigi, operatore sanitario di 50 anni, facendo il pieno alla moto ha svelato: «Ero a secco, non ho guardato il prezzo ma mi sono fiondato al più vicino. Ora il costo è sceso, la preoccupazione è per il dopo».
«Dovrebbero diminuirlo ancora - lamenta Elena, 50enne dipendente in un negozio - la situazione carburante è sempre un po’ altalenante, ma con la guerra, è tutto molto incerto e imprevedibile».
C’è poi chi, come il signor Aldo, 76 anni, trova quasi “sospetto” il tempismo di questo taglio. «Prima i prezzi erano sempre intorno all’1,80 il gasolio e un po’ di più la benzina. Da quattro, cinque mesi è diminuita la benzina e aumentato il gasolio. Ora poi c’è l’effetto guerra e hanno preso la palla al balzo - analizza, sottolineando però - guarda caso il taglio avviene a pochissimo dalla chiamata ai seggi...».
Insomma, la riduzione dei costi “fa piacere” ai torinesi, ma - oltre a non essere abbastanza - la preoccupazione per il futuro non si placa.
Il ribasso del carburante, citando la canzone Tullio de Piscopo, segue “un andamento lento”. Almeno fino a Pasqua, sperando che non riservi brutte sorprese.
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