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Il caso
23 Marzo 2026 - 15:37
Un post, una scheda elettorale mostrata sui social, una posizione dichiarata. E no, non è legale. È reato infatti, come tanti gli fanno notare, fotografare la propria scheda all’interno della cabina elettorale, anche senza diffondere l’immagine. E tanto basta per trasformare un gesto individuale in un caso politico. A Torino è polemica attorno a Brahim Baya, influencer e portavoce della moschea Taiba, tra le più rilevanti della città. Nelle ultime ore Baya ha aggiornato l’immagine di copertina del proprio profilo Facebook con la fotografia della scheda del referendum, la matita pronta a segnare il “No”. Un gesto accompagnato da un messaggio esplicito: “Mentre nel mondo c’è chi vive sotto le bombe, qui abbiamo ancora la possibilità di scegliere. E questa possibilità non è scontata. Oggi non si vota solo una riforma. Si decide da che parte stare. Io ho scelto, anche per Gaza”. Parole che hanno rapidamente acceso il dibattito online, tra consensi e critiche, fino a innescare una reazione politica. A intervenire è stato Roberto Ravello, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, che in una nota parla di un gesto “oltre ogni limite di decenza”. “Non si tratta più di una semplice opinione o di legittimo dibattito politico - afferma - ma di un atto grave, irresponsabile e illecito, per di più ostentato con arroganza sui social. Pubblicare la scheda elettorale, trasformare un momento sacro della democrazia in uno strumento di propaganda, calpesta le regole e svilisce le istituzioni”. Nel mirino anche il contenuto del messaggio, ritenuto divisivo: “Ancora più inaccettabile è il tentativo di caricare questo gesto di una retorica che alimenta tensioni invece di favorire il confronto civile. Chi ha ruoli pubblici o influenza sociale dovrebbe unire, non incendiare”. Baya, figura molto conosciuta sotto la Mole, aveva inoltre diffuso un breve video mostrando la tessera elettorale. In uno scambio con una donna accanto a lui, il messaggio rilanciato è stato: “Giudici liberi, cittadini più forti; giudici sotto la politica, cittadini più deboli”.
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