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Il disastro

Tram deragliato a Milano, il conducente chiede di non guidare più e vuole parlare ai pm

Nuovi sviluppi nell’inchiesta: scontro sui dati del telefono cellulare, attesa per la scatola nera dopo la tragedia del 27 febbraio in viale Vittorio Veneto

Tram deragliato a Milano, il conducente chiede di non guidare più e vuole parlare ai pm

Il conducente del tram della linea 9 coinvolto nel grave incidente avvenuto lo scorso 27 febbraio a Milano, in viale Vittorio Veneto, ha chiesto di essere ascoltato nuovamente dai magistrati. Nell’impatto contro un edificio persero la vita due persone, aprendo un’inchiesta per chiarire responsabilità e dinamica dei fatti.

L’uomo, Pietro Montemurro, 60 anni, è attualmente indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose. Dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio del 16 marzo, motivando la scelta con un forte stato di shock, ha ora deciso, tramite i suoi legali, di chiedere un nuovo confronto con la Procura. L’istanza è stata depositata, ma la data dell’interrogatorio non è stata ancora fissata.

Nel frattempo, il tranviere avrebbe avanzato anche una richiesta all’ATM (Azienda Trasporti Milanesi): non tornare più alla guida. Secondo quanto emerso, preferirebbe essere assegnato a mansioni d’ufficio, ritenendo di non essere nelle condizioni psicologiche per riprendere il servizio.

L’attività investigativa prosegue concentrandosi su diversi elementi chiave, tra cui l’analisi del telefono cellulare del conducente, considerato cruciale per ricostruire gli istanti precedenti allo schianto.

Proprio su questo aspetto emergono versioni divergenti. La difesa sostiene che il conducente non fosse al telefono al momento dell’incidente: l’ultima chiamata, secondo i legali, si sarebbe conclusa circa 90 secondi prima dell’impatto. Durante quella conversazione, l’uomo avrebbe segnalato a un collega un forte dolore al piede, ipotizzando un successivo malore come possibile causa della perdita di controllo del mezzo.

Diversa, però, la ricostruzione che emergerebbe dai primi riscontri tecnici. I dati finora analizzati indicherebbero che la chiamata si sia interrotta appena 12 secondi prima dello schianto, avvenuto alle 16:11:25, orario registrato da una dashcam presente nella zona. In base a queste informazioni, la conversazione si sarebbe conclusa alle 16:11:13, ma sarà necessario attendere ulteriori verifiche.

Un ruolo decisivo potrebbe essere giocato dai dati della scatola nera del tram, la cui analisi è attesa nei prossimi giorni. Il confronto tra queste informazioni e i tabulati telefonici sarà fondamentale per stabilire con precisione la sequenza degli eventi.

Gli inquirenti hanno sequestrato anche il telefono di un collega del conducente, destinatario di alcuni messaggi inviati subito dopo l’incidente. Anche questi contenuti potrebbero fornire dettagli utili per chiarire cosa sia accaduto prima e dopo il deragliamento.

L’inchiesta resta, quindi, aperta, mentre si cerca di fare piena luce su una tragedia che ha profondamente colpito la città e sollevato interrogativi sulla sicurezza del trasporto pubblico.

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