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Il caso
29 Marzo 2026 - 21:37
Dopo che la polizia israeliana gli ha impedito l’ingresso al Santo Sepolcro, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha guidato dal Santuario del Dominus Flevit, sul Monte degli Ulivi, una preghiera per la pace e una benedizione della città di Gerusalemme. Al suo fianco, il padre Francesco Ielpo, custode ufficiale del Santo Sepolcro.
La decisione della polizia di bloccare i due religiosi, che si stavano recando privatamente alla chiesa per la tradizionale celebrazione della Domenica delle Palme, è stata motivata da «ragioni di sicurezza». Secondo le autorità israeliane, dall’inizio della guerra «tutti i luoghi sacri della Città Vecchia di Gerusalemme sono stati chiusi ai fedeli» per garantire protezione e ordine.
In seguito all’annullamento della funzione, alcuni fedeli hanno comunque voluto recarsi al Santo Sepolcro. Tra questi Issa Kassissieh, cristiano residente a Gerusalemme, ripreso in un video mentre porta un crocifisso verso la chiesa, come gesto di devozione.
Secondo Farid Jubran, portavoce del Patriarcato Latino, «oggi si sarebbe dovuta svolgere la processione tradizionale da Beit Faji alla città vecchia. A causa della situazione, i capi delle chiese hanno annullato la cerimonia e la processione, sostituendole con una preghiera per la pace e una benedizione per la città».
In Italia, la vicenda ha suscitato attenzione e dichiarazioni ufficiali. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito l’accaduto «inaccettabile» e ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore israeliano a Roma per chiarimenti. La premier Giorgia Meloni, che ha contattato il cardinale, ha espresso «vicinanza» e sottolineato l’importanza di preservare l’accesso ai luoghi sacri durante le festività religiose.
Altri esponenti politici italiani, tra cui il vicepremier Matteo Salvini, la segretaria del PD Elly Schlein, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, Nicola Zingaretti e Stefania Craxi, hanno commentato l’accaduto sottolineando la necessità di rispettare la libertà di culto.
Anche sul piano internazionale si sono registrate prese di posizione. Il presidente francese Emmanuel Macron ha sollecitato il rispetto del diritto al culto per tutte le religioni a Gerusalemme. Il presidente israeliano Isaac Herzog ha dichiarato di aver contattato personalmente Pizzaballa, spiegando che il divieto era legato a preoccupazioni di sicurezza dovute alla minaccia di attacchi missilistici dall’Iran. L’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha definito l’intervento della polizia «un’ingerenza eccessiva con ripercussioni internazionali».
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