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Maturità 2026: rivoluzione per gli studenti, ma restano solo le briciole per i docenti

Colloqui rinnovati e commissari ridotti, ma i compensi restano fermi a quasi vent’anni fa

Maturità 2026: rivoluzione per gli studenti, ma restano solo le briciole per i docenti

Il 2026 segna un cambio storico per l’esame di stato italiano: la “maturità” torna dopo quasi trent’anni, con una struttura completamente rivista, ma i compensi per chi ne garantisce lo svolgimento rimangono fermi a quasi vent’anni fa.

Il governo guidato da Giorgia Meloni ha riformato profondamente la prova finale dei licei, degli istituti tecnici e professionali, modificando il numero dei commissari e il formato del colloquio. Oltre mezzo milione di studenti affronterà l’esame con nuove regole, mentre circa centomila docenti – presidenti e commissari – continueranno a percepire compensi simbolici, rimasti invariati dal 2007.

Le principali novità della maturità 2026

L’esame prenderà il via il 18 giugno con la prova scritta di Italiano. Confermati due scritti – Italiano e materia d’indirizzo – ma il numero dei commissari cala: due interni e due esterni, rispetto ai tre di ciascuna categoria previsti fino al 2025.

Il colloquio orale riprende lo schema pre-riforma 1997, affrontando quattro discipline scelte annualmente dal Ministero dell’Istruzione. Secondo quanto comunicato dal Ministero, il colloquio sarà “un momento di sintesi multidisciplinare e di orientamento, basato sul curriculum dello studente e sulle esperienze maturate, valutando collegamenti tra conoscenze, capacità di argomentazione critica e grado di maturità raggiunto”.

Compensi inchiodati al 2007

Se la riforma rinnova l’esame, i compensi dei commissari restano sostanzialmente congelati. Il capitolo di spesa dedicato alla maturità nella legge di bilancio 2026 è stato ridotto da 137 a 110 milioni di euro, un taglio del 20%.

Questo significa che i presidenti di commissione continuano a percepire 1.420 euro lordi, i commissari esterni 1.082 euro e i membri interni 570 euro. Piccoli aggiustamenti solo per le sedi difficilmente raggiungibili con i mezzi pubblici. Nel frattempo, l’inflazione registrata dall’Istat negli ultimi diciannove anni ha eroso quasi il 40% del potere d’acquisto di queste somme. Con il crescente numero di contenziosi legati agli esami, il compenso reale per i docenti è quasi dimezzato.

La riforma della maturità, dunque, porta innovazioni significative sul piano didattico e organizzativo, ma non incide sulle retribuzioni dei docenti coinvolti, lasciando sul piatto una contraddizione tra impegno richiesto e riconoscimento economico.

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