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IL FATTO

Guerra delle torri, anche TIM dà il divorzio a Inwit

Dopo Fastweb e Vodafone, anche TIM avvia il recesso: in gioco 26mila torri e un piano di ottimizzazione dei costi infrastrutturali.

Guerra delle torri, anche TIM dà il divorzio a Inwit

Dopo le recenti mosse di Fastweb e Vodafone, anche TIM ha ufficializzato la decisione di recedere dal Master Service Agreement con Inwit, la società che gestisce le torri di trasmissione. Una scelta definita dal gruppo come un "percorso di ottimizzazione dei costi", ma che nei fatti apre una crisi sistemica nel settore delle telecomunicazioni, mettendo in discussione un modello di business che dura da oltre un decennio.

Al centro della disputa ci sono circa 26.000 torri distribuite su tutto il territorio nazionale, molte delle quali situate in posizioni strategiche, dai centri urbani della cintura torinese alle aree montane. Inwit, nata nel 2015 proprio da uno spin-off di TIM, ricava circa l'85% del proprio fatturato dai contratti con i grandi operatori. La decisione di TIM di cercare alternative infrastrutturali rappresenta quindi un colpo durissimo alla stabilità finanziaria della tower company.

La reazione di Inwit non si è fatta attendere: la società sostiene che gran parte della rete (circa il 75%) non sia replicabile e che costruire un'infrastruttura alternativa richiederebbe almeno 30 anni e investimenti per 2 miliardi di euro, con un impatto ambientale pesantissimo in termini di emissioni di CO₂. Anche i grandi investitori internazionali sono sul piede di guerra: il fondo Ardian, azionista di rilievo in Inwit, ha già avvertito TIM che un recesso anticipato potrebbe configurare responsabilità legali "estremamente gravi".

Per gli utenti della città e della provincia, l'incognita principale riguarda lo sviluppo della rete 5G. La densificazione del segnale richiede una collaborazione stretta tra operatori e gestori delle torri; una rottura dei contratti potrebbe rallentare il roll-out tecnologico proprio mentre la domanda di connettività ultra-veloce è ai massimi storici. TIM ha comunque annunciato l'intenzione di aprire un tavolo negoziale per una "migrazione pluriennale", cercando di garantire la continuità operativa nonostante il divorzio formale.

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