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Il fatto
31 Marzo 2026 - 15:20
Il 31 marzo dello scorso anno, Sara Campanella veniva brutalmente uccisa davanti al Policlinico di Messina, al termine di una lezione universitaria. L’aggressore, Stefano Argentino, 27 anni, che da tempo la perseguitava, la colpì più volte con un coltello. Pochi giorni dopo, e poco prima dell’inizio del processo, Argentino si tolse la vita in carcere.
Sara, appena ventiduenne, riuscì a registrare con il suo cellulare gli ultimi minuti di vita, un audio che oggi è testimonianza di quanto accaduto.
Oggi, il laboratorio universitario dove Sara ha frequentato la sua ultima lezione porta il suo nome. Lo scorso ottobre le è stata conferita la laurea honoris causa in Tecniche di laboratorio biomedico, con il massimo dei voti, 110 e lode, alla presenza di parenti e amici. La famiglia ha inoltre fondato l’associazione “Sara Campanella Ets”, per mantenere vivo il suo ricordo e i suoi ideali.
A un anno dalla tragedia, la zia Rosy Zaccaria ha voluto condividere il suo ricordo a Fanpage.it:
"Il tempo sembra essersi fermato quel 31 marzo. Non esiste un dopo che possa cancellare quell’istante. Il mondo è crollato e nulla è più come prima. Sara era luce, una luce rara che illuminava chi le stava accanto senza chiedere nulla. Donava amore con naturalezza, era generosa, pronta ad aiutare chiunque avesse bisogno."
Parole che dipingono una ragazza dal cuore grande, capace di rendere ogni gesto semplice un atto d’amore.
Sara sognava di contribuire alla ricerca medica, di aiutare gli altri e dare un significato profondo alla sua vita. Oggi, quel sogno vive attraverso le persone che l’hanno conosciuta, nei messaggi e nelle testimonianze, e attraverso l’associazione che porta il suo nome.
"Il dolore è immenso, un vuoto che non si può colmare. Ogni giorno è una sfida per sostenere la famiglia e chi l’ha amata. Una perdita così ingiusta non ha parole. Sara non meritava di morire così, vittima della follia di chi avrebbe avuto bisogno di aiuto e non l’ha ricevuto."
Rosy Zaccaria lancia anche un messaggio di cambiamento:
"Servono leggi più severe, giustizia equa, sentenze che insegnino e prevengano. Tutti devono assumersi responsabilità: famiglia, istituzioni, società. La memoria di Sara deve diventare forza, consapevolezza, cambiamento. Io continuo a cercarla nei gesti d’amore, nei ricordi e nelle testimonianze. La sua luce non si spegnerà mai."
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