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Medio Oriente
31 Marzo 2026 - 13:20
Nel pieno dell’escalation militare che vede coinvolto l’Iran, il governo ha imposto nuove misure drastiche per controllare il flusso di informazioni e immagini provenienti dal paese. Secondo il portavoce della Magistratura iraniana, Asghar Jahangir, chiunque filmi o fotografi i danni dei raid aerei rischia la pena di morte e la confisca dei beni, in quanto la condivisione di tali contenuti può essere considerata cooperazione con il nemico.
Jahangir ha spiegato che pubblicare fotografie o video delle zone colpite equivale a fornire informazioni all’intelligence avversaria, compromettendo la sicurezza nazionale e configurando un reato punibile con la pena capitale. Questa stretta arriva in un contesto già segnato da attacchi attribuiti a operazioni israelo-americane, che hanno colpito sia obiettivi governativi sia aree civili, causando vittime e danni diffusi.
Negli ultimi giorni, le autorità hanno intensificato la repressione digitale, impedendo la diffusione di contenuti sensibili che potrebbero mostrare l’impatto reale dei raid. La legge iraniana prevede già la pena di morte per reati legati alla sicurezza nazionale, alla collaborazione con potenze straniere o alla “corruzione sulla terra”. Filmare o condividere contenuti rientra, dunque, tra le attività considerate sovversive.
Solo a marzo, oltre 1.000 arresti sono stati registrati in tutto il paese per individui sospettati di aver filmato luoghi sensibili, pubblicato contenuti antigovernativi o collaborato con Stati ostili, in particolare Stati Uniti e Israele. Tra le persone giustiziate recentemente vi è anche un giovane atleta della nazionale iraniana di lotta libera, accusato di aver operato a favore dei nemici esterni.
Le organizzazioni internazionali per i diritti umani, tra cui Amnesty International, denunciano un uso crescente della pena di morte come strumento politico, con processi rapidi e spesso basati su confessioni estorte. Il governo iraniano, inoltre, ha già sperimentato il blocco di internet durante le proteste interne, imponendo misure simili per controllare la narrativa degli eventi e ostacolare la diffusione di informazioni considerate destabilizzanti.
In questo scenario, condividere video o foto dei raid in Iran non è solo un atto di documentazione, ma può essere considerato un crimine di spionaggio con conseguenze estreme, segnando un nuovo fronte di guerra fatto di propaganda, controllo mediatico e repressione totale.
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