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Delitto di Garlasco
31 Marzo 2026 - 13:10
A quasi 19 anni dal delitto di Chiara Poggi, il mistero del movente continua a dominare il dibattito mediatico e giudiziario. Al centro dell’attenzione c’è la cosiddetta cartella “Militare” presente nel computer di Alberto Stasi, dove sarebbero conservati numerosi file pornografici. La domanda che rimane aperta riguarda cosa Chiara abbia visto tra le 21.59 e le 22.09 la sera precedente l’omicidio, mentre si trovava sola in casa davanti al pc del fidanzato.
Secondo la difesa di Stasi, quei minuti sarebbero serviti esclusivamente a Chiara per modificare la tesi universitaria del ragazzo, confermando così un rapporto “disteso e sereno”. La famiglia Poggi e i loro consulenti informatici sostengono, invece, che Chiara possa aver avuto accesso proprio alla cartella “Militare”, con contenuti che avrebbero potuto scatenare una discussione. La Procura di Pavia ha affidato una consulenza tecnica per chiarire cosa sia realmente accaduto in quei pochi minuti.
Il dibattito sulla cartella è tornato anche in televisione: nel programma Lo Stato delle Cose, l’ex generale e consulente della difesa Andrea Sempio, Luciano Garofano, ha definito alcune immagini “molto raccapriccianti”, ipotizzando che la visione di tali contenuti potesse sconvolgere Chiara. L’avvocato di Stasi, Antonio De Rensis, ha replicato sottolineando che le affermazioni di Sempio non rispecchiano la realtà dei fatti e che le valutazioni psicologiche sull’episodio erano fuori luogo.
Nonostante le numerose speculazioni, la sentenza della Corte d’Assise d’Appello resta chiara: il movente dell’omicidio non è stato individuato. La Corte ha, inoltre, confermato che Stasi custodiva migliaia di immagini pornografiche, catalogate in varie cartelle, e che la loro visione quotidiana, pur regolare, poteva comunque generare domande o discussioni con la fidanzata.
Resta, quindi, un quadro complesso: mentre le ipotesi sul movente si susseguono, Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva, e la cartella “Militare” continua a essere uno dei simboli più discussi del caso Poggi.
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