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IL FATTO
01 Aprile 2026 - 19:40
Una minaccia invisibile si muove tra le pieghe della messaggistica istantanea. Meta, il colosso guidato da Mark Zuckerberg, ha individuato e bloccato un’operazione di spionaggio digitale basata su una versione contraffatta di WhatsApp. Secondo i tecnici della sicurezza di Menlo Park, il software dannoso sarebbe stato sviluppato da Asigint, una società tecnologica italiana con sede a Cantù.
Il meccanismo dell'inganno era tanto semplice quanto efficace: gli utenti venivano convinti, attraverso tecniche di manipolazione psicologica (social engineering), a scaricare una variante non ufficiale dell'app, presentata come un aggiornamento necessario o una versione migliorata. Una volta installato sul dispositivo, rigorosamente al di fuori degli store ufficiali come Google Play o App Store, il "falso" WhatsApp garantiva l'accesso totale ai dati sensibili, permettendo il monitoraggio clandestino di conversazioni, file e attività ambientali.
L’indagine interna ha identificato circa 200 vittime, concentrate quasi interamente in Italia. "Li abbiamo immediatamente disconnessi e avvisati dei rischi per la loro privacy", ha fatto sapere Meta in una nota ufficiale. L'azienda ha inoltre chiarito che l'infrastruttura di WhatsApp e la sua crittografia end-to-end non sono state violate: il problema risiede esclusivamente nell'installazione di software non certificati da parte degli utenti.
Il caso solleva nuovamente il velo sul delicato settore degli spyware in Italia. Asigint, che fa parte del gruppo SIO S.p.A., era già finita sotto i riflettori nel 2025 per il coinvolgimento nello sviluppo di "Spyrtacus", un software capace di intercettare chiamate e attivare fotocamere all'insaputa del proprietario dello smartphone. Meta ha ora annunciato l'intenzione di procedere per vie legali, inviando una diffida formale alla società coinvolta per tutelare l'integrità della propria piattaforma e la sicurezza dei milioni di cittadini che la utilizzano quotidianamente.
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