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L'EVENTO

Fly me to the Moon (again): l’uomo torna a gironzolare intorno alla Luna

A 50 anni dall'ultima volta, parte la missione Artemis II. Tra distanze cosmiche e sogni di pace, la colonna sonora è ancora quella di Sinatra

Fly me to the Moon (again): l’uomo torna a gironzolare intorno alla Luna

È tutto pronto. A cavallo della notte fra mercoledì 1 aprile e giovedì 2, partirà la missione Artemis II, la prima che, dopo quasi cinquant’anni, tornerà a "gironzolare" intorno al nostro satellite.

Inevitabilmente, tornerà di moda anche quella canzone adottata ufficiosamente dalle precedenti missioni; la stessa che le cronache indicano come la prima musica ascoltata nel punto più lontano da qualsiasi apparecchio acustico tu possa avere in casa. Un brano che vanta un’origine singolare: scritta da Bart Howard e incisa da Kaye Ballard nel 1954, nacque come riscrittura di un brano dedicato al compagno, allora giudicato troppo esplicito. Da qui l’aggiunta del celebre verso “in other words”.

Dieci anni dopo, Sinatra e Count Basie la portarono al successo planetario, alimentati dall’ottimismo della promessa di JFK: «Entro dieci anni saremo sulla Luna». Una profezia avveratasi, sebbene Kennedy non poté goderne, vista la tragedia di Dallas avvenuta proprio un anno prima dell'incisione. Oggi, quella canzone torna a essere l’adeguata colonna sonora per i quattro astronauti, tre statunitensi e un canadese pronti a superare la distanza più remota mai raggiunta dal nostro pianeta. È un inno all’amore universale, dove l'unità di misura si fa cosmica.

Colpisce osservare come, in queste circostanze, le guerre fra i popoli restino sullo sfondo. Viste da lassù, le conflittualità appaiono anacronistiche di fronte a una sfida condivisa: esseri umani che scelgono di spingersi altrove. Abbiamo tutti bisogno di quelle "altre parole"; e se stavolta non scenderemo proprio "sulla" Luna, per ora è già sufficiente starle "intorno".

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