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Allarme carburante
04 Aprile 2026 - 13:00
Il settore dei trasporti aerei europei si trova di fronte a un potenziale scenario di crisi energetica legato al conflitto in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Le conseguenze per le compagnie aeree potrebbero essere pesanti, non solo per l’aumento dei prezzi del carburante, ma anche per possibili interruzioni nelle forniture di cherosene, necessario per i voli di linea.
Secondo l’associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA), circa il 25-30% del carburante aereo destinato all’Europa proviene dal Golfo Persico, rendendo il continente particolarmente vulnerabile. Il rischio è che, se la crisi dovesse protrarsi, le scorte di carburante disponibili a partire da maggio possano non essere sufficienti per coprire la domanda, causando un effetto a catena su tariffe, voli e operatività delle compagnie.
Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, ha sottolineato a Sky News come, nel caso di una continuazione del conflitto, tra il 10 e il 25% delle forniture della compagnia potrebbe risultare a rischio nei mesi di maggio e giugno. Al momento, tuttavia, Ryanair non ha cancellato alcun volo, in quanto le scorte attuali sono garantite.
Anche la compagnia tedesca Lufthansa sta monitorando la situazione. Il CEO, Carsten Spohr, ha dichiarato che la società potrebbe dover mettere a terra fino a 40 aerei, riducendo la capacità disponibile del 2,5%, se le forniture di carburante dovessero subire interruzioni. Nonostante l’80% del fabbisogno sia già coperto da contratti a prezzo fisso, l’aumento dei costi del cherosene comporterà oneri aggiuntivi stimati in 1,5 miliardi di euro, spingendo inevitabilmente a un aumento dei prezzi dei biglietti aerei.
In questo contesto, l’Unione Europea ha invitato i 27 Stati membri a valutare misure di razionamento dei combustibili, privilegiando i trasporti pubblici, lo smart working e riducendo i voli non essenziali. Come ha sottolineato il commissario europeo all’energia, Dan Jørgensen, si prospetta uno shock prolungato per la disponibilità e i costi del carburante.
Il settore si trova, dunque, a un bivio: bilanciare la continuità dei voli, l’aumento dei costi operativi e l’adattamento alle misure di contenimento energetico, in attesa di un possibile ritorno alla normalità nello Stretto di Hormuz.
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