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03 Aprile 2026 - 16:00
Con l’arrivo di aprile e il desiderio di viaggiare per le festività pasquali e i ponti primaverili, il settore turistico inizia a fare i conti con le conseguenze della crisi in Medio Oriente. In particolare, i collegamenti a lungo raggio verso Asia, Sud-Est Asiatico e Oceania subiscono ritardi e cancellazioni a causa degli hub strategici colpiti dal conflitto, come gli aeroporti di Dubai, Doha e Abu Dhabi. Anche le destinazioni più vicine registrano un aumento dei costi dei biglietti aerei, alimentando ansia e incertezza tra i viaggiatori.
Gli operatori del settore turistico stanno già adottando soluzioni alternative per chi desidera cambiare destinazione o riprogrammare i viaggi. Secondo il Centro Studi Turistici di Firenze per Assoviaggi Confesercenti, oltre 7.100 prenotazioni sono state cancellate o modificate nelle prime settimane del conflitto, con un impatto economico vicino ai 100 milioni di euro. Non solo i viaggi immediati, ma anche quelli programmati nei mesi successivi risultano influenzati, con effetti su destinazioni vicine e mete a lungo raggio.
Le aree più colpite includono Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Giordania, Arabia Saudita, Oman, Qatar e Kuwait, mete tradizionalmente popolari in primavera. Le restrizioni allo spazio aereo e le cancellazioni dei voli rendono i viaggi verso questi Paesi altamente problematici. La Farnesina, attraverso ViaggiareSicuri.it, consiglia di evitare viaggi non essenziali nell’area. Stefano Arossa, di WeRoad, conferma: “Abbiamo già annullato i viaggi in Oman, Qatar ed Emirati e monitoriamo costantemente la situazione, mettendo la sicurezza dei viaggiatori al primo posto.”
Anche le mete limitrofe come Egitto, Mar Rosso, Turchia e Uzbekistan hanno subito cancellazioni pari al 10,6% delle prenotazioni, mentre le destinazioni a lungo raggio per l’Oriente e l’Oceania registrano un calo vicino al 38,9%. Tuttavia, l’interesse per Cina e Giappone resta elevato, sebbene con preferenza per voli diretti o scali europei.
L’incertezza ha spinto migliaia di viaggiatori a ripianificare i propri itinerari. Nei primi tre settimane del conflitto, si contano oltre 3.800 cancellazioni e circa 3.300 richieste di cambio destinazione. Le mete alternative privilegiano destinazioni europee come Spagna, Canarie, Grecia e mete nordiche come Islanda, perfette per weekend brevi. Anche il Marocco registra un forte interesse grazie alla vicinanza e alla percezione di sicurezza, mentre viaggi più lunghi verso Perù, Caraibi, Stati Uniti e Canada continuano a essere richiesti.
La crisi ha effetti anche sul turismo nazionale, con una diminuzione dei flussi di visitatori dall’Oriente e conseguente impatto economico sulle strutture ricettive italiane. Secondo Assohotel Confesercenti, i turisti asiatici rappresentano una clientela alto spendente, con spesa media tra 300 e 350 euro al giorno, e soggiorni più lunghi rispetto ai mercati europei.
Il primo bilancio delle vacanze pasquali mostra un settore turistico sotto pressione. Gli analisti di Vamonos-Vacanze.it stimano che se l’instabilità dovesse proseguire, la domanda potrebbe calare fino al 30%, con circa 60.000 viaggi cancellati e un impatto economico superiore ai 120 milioni di euro. Nonostante ciò, il desiderio di viaggiare rimane forte. Stefano Pompili, A.d. di Veratour, sottolinea: “Il turismo è incomprimibile. La voglia di scoprire il mondo supera spesso le paure generate dalla crisi.”
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