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IL FATTO
07 Aprile 2026 - 17:00
Sembrava un documento perfetto, di quelli che superano ogni sguardo superficiale. Ma dietro la plastica lucida della Carta d’Identità Elettronica (CIE) presentata agli sportelli del Comune di Guarene, mancava qualcosa di fondamentale: il "cervello". Un uomo di 50 anni, italiano con precedenti, è stato denunciato dopo che un controllo di routine ha svelato una manomissione mai vista prima: il microchip contactless era stato asportato chirurgicamente.
L'allarme è scattato quando il personale comunale ha notato un'anomalia nel documento. L'intervento immediato della Polizia Locale, supportato da verifiche nelle banche dati nazionali, ha confermato il sospetto: il guscio era autentico, ma sul retro era stata praticata un'incisione quasi invisibile per estrarre il chip.
Perché "svuotare" un documento vero? Secondo gli inquirenti, la carta senza chip serve a creare un'identità "zoppa": visivamente valida ma impossibile da controllare elettronicamente, ideale per aprire conti correnti o sottoscrivere contratti fraudolenti eludendo i controlli biometrici.
Senza il chip, la CIE perde la sua funzione più avanzata: l'accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione e la verifica delle impronte digitali criptate. È, come dicono gli esperti, "un'auto perfetta di carrozzeria ma senza motore".
Il documento è stato sequestrato e il 50enne è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Asti per falsità materiale. La Polizia Locale di Guarene ha lanciato un monito: la CIE è un dispositivo ad altissima sicurezza e ogni minima alterazione fisica è un reato grave che compromette l'identificazione certa del cittadino.
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