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Il caso

Evade il pluriomicida Elia Del Grande, la fidanzata: «Il mio compagno non è pericoloso»

«Io non so niente. Lo sentivo quando era in carcere. Lui doveva uscire e io avevo già la valigia pronta»

Evade il pluriomicida Elia Del Grande, la fidanzata: «Il mio compagno non è pericoloso»

«Io non so niente». Parte da qui il racconto di Rossella Piras, compagna di Elia Del Grande, 50 anni, originario del Varesotto, irreperibile dopo non aver fatto rientro nella casa-lavoro di Alba (Cuneo) dove era sottoposto a misura di sicurezza. Il suo caso era stato recentemente rivalutato dal tribunale di sorveglianza di Torino, con udienza il 26 marzo, nell’ambito della verifica della pericolosità sociale. L’uomo era atteso al termine di un periodo di sei mesi nella struttura, con scadenza fissata al 12 aprile. Alla vigilia, come previsto, la posizione era tornata al vaglio del magistrato di sorveglianza. La procura generale del Piemonte aveva espresso parere contrario all’azzeramento della misura. Dopo una licenza, Del Grande non è rientrato nella casa-lavoro. Da quel momento è irreperibile. Il 50enne è noto alle cronache per la cosiddetta “strage dei fornai”: nel 1998 uccise i genitori e il fratello a Cadrezzate, in provincia di Varese, e per questo fu condannato in via definitiva a 30 anni. La precedente evasione risale allo scorso autunno e si era conclusa dopo circa due settimane, con il ritrovamento da parte dei carabinieri del Ros e della compagnia di Gallarate nell’area del lago di Monate. «Io non so niente. Lo sentivo quando era in carcere. Lui doveva uscire e io avevo già la valigia pronta. L’accordo era che sarebbe arrivato in Sardegna per sei mesi in vigilata, dopo la vigilata sarebbe tornato di nuovo al paese», ha raccontato Rossella Piras. La donna aggiunge: «Non mi dite che era pericoloso, perché io ci dormivo insieme e lo conosco molto bene, e la pericolosità è ben altro». E ancora: «Porto avanti gli interessi della famiglia già da 19 anni, perché mi era stato dato l’incarico dalla zia quando lui era ancora detenuto. Sono preoccupata, è normale, e sono anche molto arrabbiata. Il magistrato non ha detto che è socialmente pericoloso: ha voluto rinchiuderlo perché riteneva che non fosse pronto a stare fuori. È un accanimento vero e proprio». Il 50enne era in attesa della decisione del magistrato di sorveglianza di Torino sulla sua posizione. In passato aveva già lasciato una struttura analoga, non rientrando e rendendosi irreperibile per giorni prima del ritrovamento.

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