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Stato & Chiesa

L'8x1000 non basta più, a Torino spending review in parrocchia?

I conti dell'Arcidiocesi: quanto si dà a poveri e immigrati? Quanto guadagnano i preti e il cardinale?

diocesi

Il miliardo (o quasi) di euro dell'8x1000 alla Chiesa non basta alle diocesi e alle parrocchie: spending review in arrivo? A Torino, da quanto si dice, il cardinale Roberto Repole avrebbe già fatto notare che il gettito è in calo e che le spese sono tante: in particolare sua eminenza avrebbe parlato di alti costi per il personale. Ma qual è il bilancio di una Arcidiocesi come Torino? Come viene impiegato il denaro dell'8x1000 e chi paga i preti? E il cardinale? Qui facciamo qualche conto. 

Le diocesi non pubblicano un vero e proprio bilancio, ma devono effettuare un rendiconto dell'impiego delle risorse dell'8x1000 destinate dalla Chiesa e a loro volta richiedono un consuntivo delle spese - fra manutenzioni e opere religiose - alle varie parrocchie. 

Abbiamo dato un'occhiata all'ultima rendicontazione disponibile sul sito dell'Arcidiocesi, quella relativa al 2023. Qui, ci sono le erogazioni, non le entrate, ma sono comunque numeri che danno una idea dell'attività dell'Arcidiocesi di Torino. 

Nelle 7 pagine del rendiconto, con una divisione in due sezioni per le erogazioni, figurano 361mila euro per "esercizio del culto" di cui 321mila per manutenzione edifici di culto; 2.866.000 euro per "cura delle anime" fra cui 2.436.000 euro per attività diocesane e parrocchiali, 200mila per mezzi di comunicazione per esigenze pastorali, 230mila per f"ormazione teologica e pastorale del popolo di Dio"; 175mila per la catechesi di cui 90mila per oratori e attività per ragazzi. Il totale delle erogazioni nel 2023 è di 3.402.000 euro a fronte di somme da erogare per 4.493.000 euro e rotti, con infine - comprensiva di interessi bancari - una somma sul conto corrente di 1.119.936,30 euro.

Questo per il funzionamento della macchina diocesana, una "impresa" che secondo i dati di alcuni anni fa dà lavoro a circa 5.200 persone fra religiosi, religiose, personale laico - educatori, ma anche amministrativi, persino dirigenti in economato -, sacerdoti. Gli stipendi del personale laico sono quelli previsti dai contratti nazionali italiani, mentre religiosi e religiose sono sostenuti dai rispettivi ordini. I sacerdoti - tranne i cappellani militari che sono ufficiali pagati dallo Stato - ricevono uno stipendio che varia da 1.200 a 1.900 euro, pagato dall'Istituto per il sostentamento del Clero, anche questo foraggiato dall'8x1000. Un cardinale ha una retribuzione mensile attorno ai 5mila euro, in carico alla Curia romana.

Per quanto riguarda le opere di carità, nella seconda sezione del rendiconto, i conti sono questi: per le opere dirette della Diocesi abbiamo la distribuzione aiuti non immediati a persone bisognose per 250mila euro; poi per opere caritative diocesane 1.975.567,13 di cui 905mila a favore di famiglie particolarmente disagiate e altri 118mila tramite la Caritas; 383mila per i poveri sempre tramite Caritas; 24mila ai senza fissa dimora e 25mila portatori di handicap; 450mila a immigrati, rifugiati e richiedenti asilo; 15mila a vittime di usura. 

Tra le opere caritative parrocchiali spiccano 544mila euro per famiglie particolarmente bisognose e altre voci per un totale di 624mila euro circa e altri 28mila da altri enti diocesani. Il totale delle erogazioni è 2.877.567,13 con un attivo su conto corrente di circa 12mila euro.

A tirare in ballo le spese, è stato direttamente sua eminenza Roberto Repole, in un incontro con il clero torinese, la scorsa settimana, come riferisce Lo Spiffero. Il fatto è che la crisi delle vocazioni sta riducendo il numero di sacerdoti, tanto che il ricorso ai laici è sempre maggiore: non solo diaconi, ma anche personale dell'economato, educatori e via dicendo. E il cardinale ha fatto notare come a livello generale lo stesso gettito globale dell'8 x mille sia in calo. Il miliardo dell'ultimo anno è in realtà molto più vicino ai 900 milioni. E comunque in calo rispetto al passato.

Spending review in vista, quindi, per la Diocesi? In realtà in via Arcivescovado si ragiona da tempo su una riorganizzazione delle parrocchie, secondo un modello che prevede accorpamenti, "ottimizzazione". Peraltro, sul fronte conti, dopo la visita pastorale dall'inviato del Vaticano alla Diocesi di Alessandria - a quanto si dice per via dello stile di vita del "vescovo in Tesla", monsignor Guido Gallese -, adesso toccherebbe a quella di Cuneo, retta da monsignor Alessandro Giraudo, indicata come modello di gestione.

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