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IL REPORTAGE

Attraversamenti pedonali invisibili: maglia nera per le morti in strada

Tre chilomentri e 400 metri: tanto dura la prima parte di questo viaggio per le strade di Torino. Ecco com'è andata

Attraversamenti pedonali invisibili: maglia nera per le morti in strada

Non sono solo le buche a raccontare lo stato dell’asfalto. A Torino c’è un altro problema, meno vistoso ma altrettanto concreto, che riguarda la sicurezza quotidiana: le strisce pedonali fantasma. Sbiadite, consumate, in molti casi scomparse. Inghiottite da un manto stradale che le ha cancellate insieme alla loro funzione più elementare: far attraversare in sicurezza.

I numeri aiutano a mettere a fuoco.

Da inizio anno sono 120 i morti in Italia, investiti mentre attraversavano le zebre. Dodici, in Piemonte. Tanto che l’Osservatorio Sapidata-Asaps ha assegnato alla regione la maglia nera: il 10 per cento dei defunti sulle strisce del 2026 è appunto nostro. A Torino, nel 2024 si sono registrati 494 incidenti stradali con pedoni coinvolti sugli attraversamenti. Nel 2025, ancora a Torino, sono morti in 4. Numeri che non restano astratti quando si scende in strada.
Per misurare il fenomeno basta camminare. Un percorso lineare, senza deviazioni: 3 chilometri e 400 metri, da Santa Rita al tribunale. Tre quartieri attraversati a tratti, mica interi. Smartphone in mano, come in una caccia al tesoro. Solo che qui il tesoro non c’è: o meglio, non si vede più. Il bilancio è netto: 60 attraversamenti pedonali malridotti, di cui 35 completamente assenti.


Si parte da via Vernazza, angolo via Castagnevizza, e pochi metri dopo all’incrocio con via Tripoli. Siamo a ridosso del mercato di corso Sebastopoli, in una delle zone più abitate della città: molti anziani, tante famiglie. Il segnale è immediato: non si tratta di casi isolati.
Via Tripoli è un asse commerciale, pieno di negozi. Ma agli incroci «le strisce spariscono una dopo l’altra»: via Mombasiglio, via Gamalero, via Ticineto, via Caprera, via Alfiano, via Graglia, via Pomaro. Un elenco che si allunga e che restituisce l’immagine di un problema diffuso, stratificato, non episodico. Non serve cercare: basta guardare per terra. Due i punti che più di altri raccontano il rischio. Il primo è all’incrocio con via Monfalcone: su tre attraversamenti pedonali, solo uno è ancora visibile. Il secondo è via Tripoli all’altezza di via Elba: qui le strisce non esistono più, non c’è semaforo, ma ci sono un supermercato e un discount, quindi un passaggio continuo di persone. Si attraversa a memoria, o peggio, in mezzo alla strada. E c’è chi parcheggia senza nemmeno rendersi conto che quello dovrebbe essere un passaggio pedonale. La percezione stessa dello spazio urbano cambia, si perde.
Il percorso prosegue su corso Racconigi. Al civico 233 le strisce sono cancellate: da un lato le abitazioni, dall’altro il parco Polo Nord, uno spazio recente e frequentato da famiglie e bambini. Qui l’assenza pesa doppio: perché riguarda anche i più piccoli. Poco più avanti, all’angolo con via Murazzano e davanti al civico 208 la situazione non cambia. Le zebre non ci sono, o non si vedono più. In largo Racconigi il salto è definitivo: le strisce non ci sono più, nemmeno nel punto in cui si interseca la pista ciclabile. Attraversare diventa un esercizio di attenzione, uno Squid Game urbano. Da lì, passando su via Rivalta, un altro attraversamento sparito, divorato dall’asfalto. Via Millio, angolo via Osasco: stesso scenari. E proprio via Osasco è uno dei tratti più critici, soprattutto all’altezza del civico 38, in direzione dei giardini Braccini. Un punto frequentato, vissuto, dove però le indicazioni a terra non guidano più.


Poi ancora incroci scoperti tra via Trinità, via Bossolasco e corso Peschiera. Su corso Peschiera, all’incrocio con via San Paolo, resta almeno il semaforo a scandire il passaggio. Ma al capolinea del tram 16 le strisce non si vedono. Da lì in avanti il copione si ripete: via Vigone, via Virle, via Sanfront, corso Ferrucci. Fino al tribunale. Qui, paradossalmente, anche gli attraversamenti legati al terminal dei bus sono scoloriti, quasi invisibili. Il tema non è nuovo. In Comune, sul caso si muove da tempo il consigliere di Torino Bellissima, Pierlucio Firrao. Mesi fa aveva firmato un’interpellanza, dopo che in Consiglio comunale era emerso come «le strisce che venivano rifatte duravano circa sei mesi». Quando andava bene: nelle zone ad alto passaggio «le zebre duravano trenta giorni, meno di un abbonamento Netflix. Firrao aveva anche documentato «operatori dipingere attraversamenti con gli spray, le bombolette». Una pratica finita al centro della polemica. A cui aveva risposto l’assessora alla Viabilità, Chiara Foglietta: «Le bombolette spray vengono utilizzate esclusivamente per piccoli interventi, mai per realizzare intere strisce pedonali».
Sul fronte delle risorse, nel corso del 2025 l’amministrazione comunale ha stanziato 500mila euro in più per la manutenzione della segnaletica orizzontale, portando il totale da un milione a un milione e mezzo. E lo scorso luglio la Fondazione CRT ha messo sul tavolo 32 milioni di euro per il progetto Torino Cambia - Spazi che uniscono, che prevede il completo rifacimento del manto stradale in 140 zone della città. Strisce comprese. Interventi annunciati, risorse stanziate. Ma lungo quei 3,4 chilometri il presente racconta altro. Firrao tornato alla carica pochi giorni fa con una nuova interpellanza, questa volta su via Accademia Albertina, in centro. «Recentemente sono state rifatte quelle all’intersezione con via Dei Mille», spiega. Ma i residenti gli hanno raccontato che in una settimana dal rifacimento la zona è di nuovo al punto di partenza.
E proprio mentre questo articolo viene redatto, arriva una notizia: una donna di 94 anni, a Traves, è morta mentre attraversava sulle strisce.

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