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Il caso
08 Aprile 2026 - 16:21
Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ha disposto il regime di sorveglianza particolare per Zaccaria Mouhib, meglio conosciuto come Baby Gang, il 24enne trapper seguito da milioni di follower. L’artista è stato arrestato nuovamente lo scorso 17 marzo nell’ambito di un’inchiesta della procura di Lecco per detenzione di armi e altri reati, tra cui maltrattamenti sulla fidanzata.
Secondo il Dap, Baby Gang rappresenta un soggetto turbolento e tendente alla violenza, pericoloso anche per la influenza esercitata sugli altri detenuti, che lo vedono come figura carismatica e di guida. Il provvedimento fa riferimento a episodi di particolare gravità che avrebbero precluso l’ordine e la sicurezza nel carcere di Busto Arsizio (Varese).
La misura restrittiva prevede che il trapper sia detenuto in camera singola, senza fornellino, armadi, soprammobili e televisore, avendo a disposizione solo una radio, il letto e un tavolo con sgabello. L’accesso agli spazi esterni è limitato a due ore al giorno, mentre la partecipazione ad attività ricreative, culturali, sportive o di socialità è sospesa. Queste restrizioni mirano a ridurre le interazioni con altri detenuti a causa della sua indole aggressiva.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Niccolò Vecchioni, ha già presentato reclamo al Tribunale di Sorveglianza di Milano, sostenendo che il decreto si basa su foto e video apparsi sui social durante precedenti periodi di detenzione, senza alcuna prova oggettiva dei fatti contestati. Il legale sottolinea come nel provvedimento non siano indicati episodi specifici né relazioni di servizio, informative o altri elementi concreti in grado di dimostrare l’asserita influenza del detenuto sugli altri. Secondo la difesa, la misura si fonda su congetture insufficienti e non può essere utilizzata come strumento di correzione disciplinare o ravvedimento morale.
Il decreto del Dap del primo aprile cita anche episodi di aggressioni e danneggiamenti all’interno del carcere e comportamenti aggressivi durante i colloqui con gli operatori, evidenziando una spiccata personalità delinquenziale e un elevato indice di pericolosità sociale. Queste caratteristiche, secondo l’amministrazione penitenziaria, giustificherebbero l’adozione di un regime speciale per limitare la possibilità che il detenuto interagisca con altri e utilizzi oggetti come armi improprie.
Il caso di Baby Gang rimane quindi al centro dell’attenzione per il dibattito sul regime carcerario eccezionale e la gestione dei detenuti considerati pericolosi e influenti all’interno degli istituti.
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