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Il caso
17 Marzo 2026 - 15:37
Il collegio composto dai giudici Elisabetta Chinaglia, Stefania Bruno e Giampaolo Sanna ha condannato il principale imputato - già ai domiciliari - a sei anni e un mese di carcere per lesioni, rapine e indebito utilizzo della carta di credito di una vittima. È stato invece assolto per altri episodi contestati dalla procura. Per un secondo imputato, assolto dalle accuse di rapina con la formula “non ha commesso il fatto” e riconosciuto responsabile per lesioni, è stata disposta una pena di un anno e nove mesi, sospesa. Il giovane torna quindi in libertà. “L’istruttoria ha dimostrato l’estraneità del mio assistito dalle accuse di rapina - ha dichiarato Vallone -. Il fenomeno sociale delle baby gang resta e deve continuare a essere affrontato per garantire maggiore sicurezza”. Assoluzione piena, infine, per il terzo imputato, anche lui accusato di rapina. Per tutti, l’accusa aveva chiesto pene fino a sette anni e due mesi.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, il gruppo si distingueva per “atti di violenza gratuiti”, non necessariamente finalizzati al profitto ma legati al controllo del territorio. Oltre ai tre imputati, la baby gang comprendeva altri giovani, anche minorenni, che hanno già definito le proprie posizioni, in alcuni casi con rito abbreviato. I fatti risalgono al 2024, anno in cui sono scattati gli arresti dei componenti ritenuti più violenti di un gruppo descritto come “spietato” e dotato di un’organizzazione rudimentale. Le vittime venivano individuate in strada e circondate dal branco. “Si avvicinavano in cinque, sei, a volte anche in dieci”, hanno spiegato gli inquirenti. L’approccio era sempre lo stesso: una richiesta banale - spesso una sigaretta - seguita dall’accerchiamento e dalla rapina. Nel mirino cellulari, giacche di marca o anche pochi contanti. Le indagini erano partite dopo la denuncia di una vittima, aggredita nell’aprile 2024 e colpita fino a riportare la frattura delle ossa nasali e una grave lesione all’occhio sinistro. Sette mesi più tardi erano scattate undici misure cautelari tra maggiorenni e minorenni. Tra gli episodi contestati, anche l’aggressione a due coetanei che avevano chiesto al gruppo di tenere il cane al guinzaglio e una rapina in un ristorante McDonald's, dove un cliente era stato costretto a consegnare il denaro sotto minaccia. Il bottino - 18 euro - era stato poi utilizzato per acquistare cibo. Nel corso del processo, uno degli imputati ha respinto le accuse: “Non è vero, non l’ho picchiato io. Ho solo visto gli altri circondare quelle persone”. Alla domanda del pubblico ministero sul mancato intervento, ha risposto: “Non ricordo tutto. Ho visto un ragazzo senza scarpe e mi sono avvicinato per aiutarlo”.
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