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11 Aprile 2026 - 14:00
In un momento segnato da tensioni globali e mercati instabili, il tema dell’energia torna al centro del dibattito. Secondo Fatih Birol, guida dell’Agenzia Internazionale per l'Energia, i prezzi di benzina e diesel continueranno a restare alti e imprevedibili ancora a lungo. La situazione attuale, infatti, viene descritta come una crisi senza precedenti, più intensa rispetto a quelle del passato.
Al centro delle preoccupazioni c’è soprattutto lo Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il trasporto di petrolio. Se questa rotta dovesse subire ulteriori blocchi, le conseguenze potrebbero essere immediate e molto gravi. Anche in caso di stabilità, secondo Birol, servirà comunque molto tempo per tornare ai livelli produttivi precedenti.
Alcuni Paesi asiatici stanno già adottando misure drastiche, come il razionamento del gas. Ma anche l’Europa rischia di affrontare difficoltà simili, con possibili criticità già nelle prossime settimane, soprattutto per quanto riguarda carburanti come diesel e cherosene.
Tra le possibili risposte alla crisi, il taglio delle accise viene considerato solo una soluzione temporanea e poco efficace. Questo perché, oltre a favorire anche chi ha redditi più elevati, non incide davvero sui consumi.
Una proposta più strutturale riguarda invece aiuti economici mirati alle fasce più fragili, attraverso strumenti indipendenti dal consumo energetico. Tuttavia, emerge anche un’idea alternativa che sta facendo discutere.
Secondo Birol, una misura concreta potrebbe essere l’introduzione di limiti di velocità più bassi sulle autostrade. Ridurre di appena 10 km/h la velocità massima potrebbe portare a un risparmio fino al 6% di petrolio a livello nazionale.
In Paesi come la Germania, si parla di fissare un tetto di 120 km/h in autostrada e 80 km/h sulle strade extraurbane. Una scelta che permetterebbe di risparmiare miliardi di litri di carburante ogni anno.
Questa strategia, anche se pensata inizialmente per Berlino, potrebbe essere estesa ad altri Paesi europei, inclusa l’Italia, dove i limiti sono generalmente più elevati rispetto ad altre nazioni.
Intanto cresce anche la preoccupazione nel settore dell’aviazione. L’organizzazione ACI Europe ha lanciato un allarme: se lo Stretto di Hormuz non tornerà pienamente operativo entro poche settimane, si potrebbe verificare una carenza diffusa di carburante per aerei.
Anche il Financial Times sottolinea come le riserve stiano diminuendo rapidamente, mentre le tensioni militari continuano a pesare sull’intera filiera energetica.
Il quadro generale resta quindi complesso e instabile. Tra nuove strategie, possibili restrizioni e timori per il futuro, governi e istituzioni sono chiamati a trovare soluzioni rapide ma anche sostenibili nel lungo periodo. Ridurre la velocità potrebbe sembrare un piccolo sacrificio, ma in un contesto simile potrebbe trasformarsi in una scelta decisiva.
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