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CRONACA GIUDIZIARIA
17 Aprile 2026 - 09:44
Per cinque mesi avrebbe subito molestie quotidiane dietro al bancone di un bar torinese dove lavorava senza contratto. È il racconto di una donna di 30 anni, oggi parte civile in un processo per violenza sessuale che vede imputato il titolare del locale, un uomo classe 1951. Secondo la denuncia, i fatti si sarebbero verificati fino ad aprile 2023. La vicenda è approdata in tribunale a distanza di tre anni, al termine delle indagini coordinate dalla sostituta procuratrice Antonella Barbera. L’imputato, difeso dall’avvocato Federico Schettini, respinge ogni accusa. Iil procedimento proseguirà a metà maggio con l’audizione di una testimone ritenuta centrale. In aula, la 30enne ha descritto un clima che definisce «opprimente», fatto - a suo dire - di contatti fisici non richiesti e avances esplicite. «Si strofinava su di me, mi toccava il sedere e cercava di toccarmi il seno», ha riferito, aggiungendo che le molestie sarebbero state «continue». Tra le frasi che avrebbe subito, anche: «Anche se ho settant’anni posso farti vedere le stelle», oppure «Fatti toccare quelle belle tette giovani». La donna ha raccontato di aver provato a opporsi, ricevendo risposte che, secondo la sua versione, non avrebbero interrotto i comportamenti. «Mi diceva che in cucina c’era poco spazio, come se fosse una giustificazione», ha spiegato. In un’occasione, dopo avergli chiesto di smettere, si sarebbe sentita rispondere: «Potrei essere tuo padre, ma ti farei tutto quello che tuo padre non ti farebbe mai». La 30enne sostiene inoltre che le sarebbero stati chiesti favori sessuali in cambio di un aumento di stipendio. Di segno opposto le testimonianze di alcuni clienti del bar, frequentato soprattutto da persone anziane che vi trascorrono molte ore al giorno. «Non ho mai visto nulla di simile», ha dichiarato uno di loro in aula, una posizione condivisa da altri avventori sentiti come testimoni. Più articolata la deposizione di un conoscente della presunta vittima, che ha riferito di aver assistito a episodi di contatto fisico, parlando anche di palpeggiamenti al seno. Circostanza, però, non confermata dalla stessa denunciante e non inserita nel capo d’imputazione. Sul piano civile, la donna ha già ottenuto un primo riconoscimento: il tribunale del lavoro le ha dato ragione per l’impiego irregolare. Un elemento che, secondo la difesa, non sarebbe però collegato alle accuse penali. «La denuncia riguarda fatti mai avvenuti ed è stata presentata otto mesi dopo la fine del rapporto di lavoro», ha sottolineato l’avvocato Schettini. «Il mio assistito non ha mai molestato la dipendente». Attesa ora per la prossima udienza, quando sarà sentita un’altra barista indicata come testimone chiave. La sua posizione è al centro dell’attenzione dei giudici: in precedenti dichiarazioni avrebbe sostenuto di aver lavorato nello stesso periodo della parte civile, circostanza che, dagli atti, non risulterebbe.
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