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12 Aprile 2026 - 05:45
Una scena del film
Serata speciale martedì 14 aprile al cinema Romano: il film “Finale: Allegro” sarà presentato alle ore 20,30 nella sala di Galleria Subalpina, in piazza Castello, introdotta dalla regista Emanuela Piovano e dalla protagonista Barbara Bouchet. La prima del film è stata nei giorni scorsi a Bari per il festival Bif&st, in cui l’attrice ha vinto come migliore interprete.
Liberamente ispirato al romanzo “L’età ridicola” di Margherita Giacobino, è la storia di Karina, una donna che ha avuto successo, amori difficili e una vita intensa e ora vive sola con il suo pianoforte e il gatto Veleno. Ma non ha dimenticato l’amore impossibile per Elena.
Lei è un’attrice amata e desiderata da decenni ormai, icona del cinema italiano e internazionale: che cosa l’ha convinta di questa sceneggiatura?
«Il primo obiettivo, ovviamente, era quello di allontanarmi dal mio personaggio del passato, quello per cui tutti mi conoscono e che però mi ha anche limitato nel corso del tempo. Ci ho lavorato tanto in questi anni, accettando di fare anche ruoli piccoli di donne di una certa età, volevo convincere produttori e registi che potevo farcela, non è stato per nulla facile, mi creda».
Sente quindi che la sua bellezza ha offuscato il suo talento, o crede di essere un’attrice migliore oggi?
«No no, sono sempre stata così. Ma se sei bella e sexy per la gente non puoi essere anche brava, guardano solo quello. Nella mia carriera, a parte due o tre occasioni (penso a Mauro Bolognini in “Per le antiche scale”, o a Martin Scorsese per “Gangs of New York”), ho avuto poche occasioni di dimostrare il mio talento. E poi il genere drammatico è preso più seriamente, se fai commedie sei sottovalutata».
Come descriverebbe al pubblico il suo personaggio, Karina?
«Un personaggio bello, che rispecchia una donna forte, che sa cosa vuole e che ha vissuto tutta la sua vita in autonomia. Non è stato difficile per me entrare nel personaggio, lo devo ammettere».
Le riprese del film si sono svolte a Torino tra marzo e aprile 2024, tra piazza Vittorio Veneto, il Lungo Po, l’Auditorium Rai di Via Rossini, il Circolo Canottieri Armida, il palazzetto del ghiaccio Tazzoli e il Cimitero Monumentale. Che ricordo ne ha?
«Amo Torino. Se dovessi mai cambiare città verrei a vivere lì da voi, è una città che mi dà un senso di appartenenza. Lavorare con Emanuela Piovano è stato anche molto bello, mi ha lasciato praticamente mano libera di fare il ruolo come lo vedevo io. Non so perché, forse perché è una donna, ed è anche autrice del film, ma la nostra è stata una bella unione di lavoro».
I primi riscontri per la sua interpretazione sono ottimi, insieme al premio vinto a Bari li considera una rivincita?
«Certo, una gran bella rivincita, a 82 anni scoprono che sono pure brava. Meglio tardi che mai, certo. Io non mi accontento, mai, e ora ben vengano altri ruoli di questo genere, sono prontissima».
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