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Il fatto

Santa Rita, minaccia di buttarsi dal tetto: mesi fa fece lo stesso al Fila. L'uomo, stamattina, è ancora lì

Un quartiere in ostaggio da ieri mattina alle 7

Santa Rita, minaccia di buttarsi dal tetto: mesi fa fece lo stesso al Fila

E' ancora lì. Le otto del mattino dopo, non è cambiato nulla. Una storia che non è al suo primo capitolo. Otto mesi dopo, la storia si ripete. Questa volta è un palazzo e non uno stadio. L’allarme alle 9 del mattino. Ma lui, lì, c'è salito alle 7. Qualcuno lo vede passando, dalla strada. Arrivano i vigili del fuoco, la squadra 41 e la 21, le pattuglie di polizia, le ambulanze. Ci sono anche i Reparti Speciali, i negoziatori e i mediatori linguistici. Lui è lì. Sul tetto del palazzo di via Acciarini 21, uno stabile residenziale di Santa Rita. Ha quarant’anni. Vestito di nero, cappellino scuro, una bottiglia di qualcosa di alcolico in mano. Per un po’ di ore terrà anche una bandana scura a coprire parte del viso. Poi la toglierà. Cala una lettera attaccata a una corda. È uno scritto per Ana, la sua ex ragazza, la stessa che cercava quando urlava disperato sulle vele del Filadelfia ad agosto. Intanto la strada si affolla, lì intorno. Chiudono la strada, dalla parte di via Boston e da quella di via Ogliaro.

Ma la gente rimane. Sono a decine quelli che passano e si fermano, esprimendo un parere. C’è chi prova compassione per quell’uomo che vuole uccidersi e chi afferma “che se volesse lanciarsi, lo avrebbe fatto”.
Inoltre, davanti a quel palazzo, c’è una scuola elementare. Quella frequentata dalla figlia di Ana, l’ex compagna dell’uomo che minaccia di lanciarsi di sotto. I vigili del fuoco entrano dentro l’istituto: si assicurano che nessuno tra i piccoli assista a cosa sta accadendo. I bambini vengono spostati lontano dalle finestre e le tapparelle chiuse. Le ore passano, non cambia nulla. L’uomo chiede di parlare con il consolato rumeno. Arriva la viceconsole. Non si sa cosa si dicono esattamente. Quello che è certo sono le sue minacce. Se qualcuno si avvicina, lui si lancerà. Ed è credibile. Perché quando il 5 agosto si è arrampicato sulle vele del Filadelfia - ed è rimasto lì dalle 9 alle 16 - è esattamente quello che ha fatto. All’epoca i vigili del fuoco avevano azionato l’autoscala per tirarlo giù. E all’avvicinarsi del mezzo, l’uomo si era lanciato nel vuoto. È ancora vivo solo perché in quel momento aveva una specie di cappio che si era procurato con una corda. Quel cappio lo ha tenuto appeso alla trave. E per poco, non lo ha strozzato. Sono passati otto mesi e ci ha riprovato. A due chilometri dal Filadelfia. E non accenna a voler scendere. Così, oltre dieci ore dopo, ancora nessuno è intervenuto. La gente continua a passare lì davanti e chiedersi perchè nessuna divisa sia sopra, a costringere quell’uomo alla discesa. Ma gli ordini dall’alto sono chiari. C’è stata una valutazione attenta dei rischi. E andare su, potrebbe spingere l’uomo al gesto drammatico.

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