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CRONACA GIUDIZIARIA
18 Aprile 2026 - 08:10
Otto condanne e tredici assoluzioni chiudono il processo bis agli ultras del Torino finiti a giudizio per aver violato i Daspo a loro carico. La sentenza è arrivata ieri: per alcuni imputati pene fino a otto mesi di reclusione, per altri l’assoluzione «per non aver commesso il fatto» o per la particolare tenuità della condotta. Il procedimento arriva dopo un primo esito favorevole agli imputati, tutti assolti in tribunale, poi ribaltato dalla Corte di Cassazione che aveva annullato la sentenza disponendo un nuovo giudizio. Nel processo bis, coordinato dal sostituto procuratore Paolo Scafi, le difese - tra cui l’avvocata Debora Lazzaro - avevano insistito per l’assoluzione, sostenendo l’assenza di pericoli per l’ordine pubblico. Il tribunale ha invece ritenuto alcuni imputati responsabili. Per i condannati, oltre alla pena, scatta anche il divieto di accesso agli impianti sportivi su tutto il territorio nazionale per due anni. Non solo: per lo stesso periodo, durante ogni partita del Torino, in casa e in trasferta, dovranno presentarsi in commissariato a firmare trenta minuti dopo il calcio d’inizio e mezz’ora prima del termine della gara. Al centro del procedimento, la violazione del Daspo, il provvedimento che impone ai tifosi ritenuti violenti o molesti di tenersi lontani dagli stadi, in questo caso dal Grande Torino di corso Sebastopoli. Tra il 2023 e il 2024, le forze dell’ordine avevano più volte individuato alcuni degli ultras in un bar nelle vicinanze dell’impianto, durante partite di Serie A e anche durante allenamenti della squadra. «Nessuno ha mai messo in pericolo la sicurezza e l’ordine pubblico», era stata la linea difensiva: la presenza nel locale, frequentato abitualmente, non sarebbe stata collegata alle partite e non vi sarebbero stati elementi riconducibili al tifo organizzato. Una tesi accolta solo in parte. Il tribunale, nel secondo passaggio, ha tracciato un confine più netto tra abitudine e violazione.
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