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IL CASO

L'uomo (ancora) sul tetto. I residenti portano la colazione ai pompieri

E' lassù da venerdì: "Scendo solo se vedo mia figlia"

L'uomo (ancora) sul tetto. I residenti portano la colazione ai pompieri

Domenica sera, l’ora di cena è passata da un po’, l’uomo sul tetto è ancora lì. Qualche ora prima ha dichiarato che non voleva saperne di scendere «non prima di lunedì». Forse spera di vedere la figlia entrare a scuola, l’edificio di fronte a quello dove si trova lui, sul punto più alto del palazzo di via Acciarini 21, Santa Rita.

Speranza vana, perchè è già stata diffusa da ore una circolare alle famiglie dei piccoli che frequentano l’istituto: i bambini e le bambine entreranno al polo didattico passando dalla porta sul retro. Una storia che va avanti da venerdì mattina, quando alle 7 l’uomo si è arrampicato attraverso un ponteggio ubicato all’angolo di via Ogliaro.

Ha 40 anni, è rumeno, e, purtroppo, non è la prima volta per lui. Ad agosto si era avventurato sulle vele del Filadelfia, lo stadio dove si allena la squadra Granata. Era rimasto sette ore, appeso con un cappio, prima di essere salvato in extremis dai vigili del fuoco. Lo strano destino ha voluto che, venerdì mattina, gli stessi uomini intervenuti quella volta al Fila venissero chiamati qui, in via Acciarini. E nel frattempo la storia dell’uomo sul tetto mostra uno spaccato della società: centinaia passano e sentenziano, insultano, gli augurano di «cadere e sfracellarsi al suolo».

Poi ci sono le forze dell’ordine, pazienti in una situazione decisamente fuori dall’ordinario, in piedi per ore, tentando - inutilmente - di evitare che quell’uomo diventi il bersaglio di fotocamere di curiosi. I pompieri, numerosi, presidiano l’area. Ci sono i residenti del civico 21: paradossalmente, sono proprio quelli a cui tutto crea più disagio, eppure si preoccupano per la salute di quell’uomo, offrendogli cibo e acqua. Ci sono i bambini, che passano e innocentemente gli dicono «scendi, di lì rischi di farti male!». I connazionali del 40enne, in canotta e pantaloncini da calcio, con tanto di binocoli e telecamere realizzano filmini bui e sgranati, reporter improvvisati di drammi da rione.

Ci sono i lettori della Cronaca, come Marco, vive in via Boston «osservo con rabbia e pena quel ragazzo - scrive - volevo spendere due parole per lo straordinario lavoro della nostra forza pubblica: infermieri, poliziotti, vigili del fuoco. C’è chi è rimasto notti in attesa…». Marco ha portato loro la colazione, dolci e caffè, sua figlia ha immortalato quel frammento di umanità e gentilezza in un’anacronistica vicenda: mai nessuno è stato così tanto tempo su un tetto.

Il quartiere si divide tra chi si sente «in ostaggio dell’uomo» e chi «si chiede quanto possa soffrire qualcuno che non ha più nulla da perdere», tanto da arrivare a salire a trenta metri di altezza e decidere di rimanervi.

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