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Il caso
22 Aprile 2026 - 07:25
In via Aosta, tra le case popolari, la situazione viene descritta dai residenti come sempre più critica. «Sono aumentati a dismisura i camper e i rom», raccontano, parlando di un perimetro del complesso occupato da mezzi parcheggiati stabilmente e di un appartamento utilizzato come base. Attorno, riferiscono, sporco, rifiuti e un senso crescente di insicurezza. «C’è il pericolo, c’è la paura», dicono gli inquilini regolari, che parlano anche del timore «di fare la fine di via Garrone», riferimento al caso di cronaca in cui una donna rom, al culmine di una faida familiare con l’ex suocero - anche lui rom e occupante abusivo di una casa Atc - appiccò un incendio in un palazzo, provocando circa centomila euro di danni e forte allarme sociale.

Sul tema interviene Patrizia Alessi, capogruppo di FdI per la Circoscrizione 7, che segue da mesi la vicenda dei camper nell’area. Dopo l’intervento in corso Vigevano del 16 aprile, ricorda Alessi, l’assessore alla sicurezza Marco Porcedda aveva ribadito che «non esistono zone franche» e che il rispetto delle regole è fondamentale per la convivenza civile. Secondo Alessi, però, la situazione si sarebbe ripresentata rapidamente: «Poche ore dopo l’intervento in corso Vigevano la situazione è tornata quella di un campeggio di camper». E ancora: «In via Aosta 31 si registrano sette o più camper parcheggiati, persone che dormono nelle scale e occupazioni che si alternano».

Alessi contesta la mancanza di continuità degli interventi: «Se sono sporadici e senza continuità non servono a nulla», afferma, annunciando un’interpellanza per chiarire la frequenza delle azioni sul territorio.
Nel quartiere, intanto, resta la convinzione di molti cittadini: lo sgombero di corso Vigevano non avrebbe risolto il problema, ma solo fatto sì che i nomadi cambiassero semplicemente “location”.
«Si sono spostati lì, sui marciapiedi, davanti alle nostre case», dicono i residenti delle case popolari.
«E non solo: ce li troviamo a dormire anche nelle scale del palazzo, come se nulla fosse» raccontano mostrando una foto che documenta quell’affermazione».
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