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Salute e prevenzione

Endometriosi in Italia: diagnosi fino a 10 anni di ritardo e forti disuguaglianze regionali

Il report Gimbe evidenzia una patologia ancora sottostimata e un’assistenza sanitaria frammentata tra le Regioni, con differenze significative nell’accesso a diagnosi e cure

Endometriosi in Italia: diagnosi fino a 10 anni di ritardo e forti disuguaglianze regionali

In Italia l’endometriosi continua a rappresentare una sfida rilevante per il sistema sanitario, con tempi di diagnosi ancora troppo lunghi e una significativa sottostima dei casi. Secondo il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe, diffuso in occasione della Giornata nazionale della salute della donna, emergono criticità strutturali e profonde differenze tra le Regioni nell’assistenza alle pazienti.

Diagnosi fino a 10 anni di ritardo

Il dato più allarmante riguarda il ritardo diagnostico, che nel nostro Paese varia mediamente tra i 7 e i 10 anni dall’insorgenza dei primi sintomi. Una lentezza attribuita alla varietà delle manifestazioni cliniche, all’assenza di test specifici e alle difficoltà di accesso a specialisti.

Le conseguenze sono rilevanti: dolore cronico prolungato, peggioramento della qualità della vita e maggiore rischio di complicanze.

Come evidenzia Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, “un ritardo di questa entità significa anni di sofferenza e peggioramento clinico; ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale”.

Una patologia ancora sottostimata

Sul piano epidemiologico, i numeri italiani risultano inferiori alle stime internazionali: si registrano circa 0,76 casi ogni 1.000 donne in età fertile, pari a circa 9.000 nuove diagnosi l’anno. A livello globale, invece, si stima che 1 donna su 10 sia colpita dalla patologia, segno di una probabile sottodiagnosi nel contesto nazionale.

Sanità frammentata tra le Regioni

Il report Gimbe evidenzia inoltre un sistema di assistenza fortemente disomogeneo. Solo alcune Regioni — tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia — dispongono di PDTA strutturati e reti cliniche operative.

In molte altre aree, invece, tali strumenti risultano incompleti o del tutto assenti, creando disparità nell’accesso alle cure.

Negli ultimi anni diverse amministrazioni regionali hanno introdotto leggi dedicate all’endometriosi, ma l’impatto concreto sull’assistenza resta variabile e spesso limitato.

Esenzioni e cure non uniformi

Un ulteriore problema riguarda l’accesso alle prestazioni in esenzione ticket, che oggi copre solo le forme più avanzate della malattia.

Alcune Regioni hanno cercato di ampliare i servizi con iniziative autonome:

  • in Emilia-Romagna copertura di alcuni trattamenti ormonali

  • in Toscana accesso alla crioconservazione degli ovociti in casi selezionati

  • in Valle d’Aosta estensione dell’esenzione anche alle forme lievi e supporto psicologico

  • in Sicilia agevolazioni per l’accesso ai farmaci

Tuttavia, queste misure non sono ancora uniformi a livello nazionale, contribuendo a creare un sistema di cure a “geografia variabile”.

Un nodo ancora aperto per la sanità pubblica

Il quadro delineato dal report mette in evidenza una necessità urgente: rafforzare la diagnosi precoce, uniformare i percorsi terapeutici e ridurre le disuguaglianze territoriali.

L’endometriosi, pur essendo sempre più riconosciuta, resta dunque una patologia in cui il divario tra conoscenza scientifica e applicazione clinica è ancora significativo.

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