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Salute e prevenzione
21 Aprile 2026 - 21:30
In Italia l’endometriosi continua a rappresentare una sfida rilevante per il sistema sanitario, con tempi di diagnosi ancora troppo lunghi e una significativa sottostima dei casi. Secondo il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe, diffuso in occasione della Giornata nazionale della salute della donna, emergono criticità strutturali e profonde differenze tra le Regioni nell’assistenza alle pazienti.
Il dato più allarmante riguarda il ritardo diagnostico, che nel nostro Paese varia mediamente tra i 7 e i 10 anni dall’insorgenza dei primi sintomi. Una lentezza attribuita alla varietà delle manifestazioni cliniche, all’assenza di test specifici e alle difficoltà di accesso a specialisti.
Le conseguenze sono rilevanti: dolore cronico prolungato, peggioramento della qualità della vita e maggiore rischio di complicanze.
Come evidenzia Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, “un ritardo di questa entità significa anni di sofferenza e peggioramento clinico; ridurlo deve diventare una priorità del Servizio Sanitario Nazionale”.
Sul piano epidemiologico, i numeri italiani risultano inferiori alle stime internazionali: si registrano circa 0,76 casi ogni 1.000 donne in età fertile, pari a circa 9.000 nuove diagnosi l’anno. A livello globale, invece, si stima che 1 donna su 10 sia colpita dalla patologia, segno di una probabile sottodiagnosi nel contesto nazionale.
Il report Gimbe evidenzia inoltre un sistema di assistenza fortemente disomogeneo. Solo alcune Regioni — tra cui Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia — dispongono di PDTA strutturati e reti cliniche operative.
In molte altre aree, invece, tali strumenti risultano incompleti o del tutto assenti, creando disparità nell’accesso alle cure.
Negli ultimi anni diverse amministrazioni regionali hanno introdotto leggi dedicate all’endometriosi, ma l’impatto concreto sull’assistenza resta variabile e spesso limitato.
Un ulteriore problema riguarda l’accesso alle prestazioni in esenzione ticket, che oggi copre solo le forme più avanzate della malattia.
Alcune Regioni hanno cercato di ampliare i servizi con iniziative autonome:
in Emilia-Romagna copertura di alcuni trattamenti ormonali
in Toscana accesso alla crioconservazione degli ovociti in casi selezionati
in Valle d’Aosta estensione dell’esenzione anche alle forme lievi e supporto psicologico
in Sicilia agevolazioni per l’accesso ai farmaci
Tuttavia, queste misure non sono ancora uniformi a livello nazionale, contribuendo a creare un sistema di cure a “geografia variabile”.
Il quadro delineato dal report mette in evidenza una necessità urgente: rafforzare la diagnosi precoce, uniformare i percorsi terapeutici e ridurre le disuguaglianze territoriali.
L’endometriosi, pur essendo sempre più riconosciuta, resta dunque una patologia in cui il divario tra conoscenza scientifica e applicazione clinica è ancora significativo.
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