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CRONACA GIUDIZIARIA
22 Aprile 2026 - 12:28
In foto, il campo di concentramento di Auschwitz
C’è anche Torino dentro l’inchiesta della Procura di Milano che ha portato all’arresto di un diciannovenne di Pavia e a quindici perquisizioni in tutta Italia. Una rete giovane, sparsa, con nodi anche nel capoluogo piemontese, dove la polizia è entrata per cercare riscontri a un’attività che gli inquirenti descrivono come propaganda e istigazione all’odio, costruita su basi di discriminazione razziale e religiosa, fino alla minimizzazione della Shoah e all’apologia del genocidio ebraico. Il ragazzo arrestato, cittadino italiano, è considerato il promotore e il punto di riferimento del gruppo. Per lui sono stati disposti i domiciliari. Attorno, altri quindici indagati, nove minorenni, raggiunti da decreti di perquisizione eseguiti su delega delle Procure milanesi, ordinaria e per i Minorenni. Le operazioni hanno toccato diverse province - da Cagliari a Roma, passando per Caserta, Cosenza, Matera, Perugia, Viterbo, Salerno e Siena - e anche Torino, dove gli investigatori hanno sequestrato dispositivi e materiale informatico ora al vaglio. Il quadro che emerge è quello di un gruppo che si muoveva soprattutto online, tra contenuti e contatti da ricostruire, con un linguaggio che, secondo l’accusa, non si fermava alla provocazione ma scivolava nella propaganda strutturata. La posizione dei giovani coinvolti, compreso quello individuato nel Torinese, resta ora al centro degli accertamenti. La linea degli inquirenti è chiara: capire ruoli, livelli di partecipazione, responsabilità. Sullo sfondo, ancora una volta, la capacità di certi messaggi di attecchire tra giovanissimi, passando da una chat all’altra, fino a diventare materia di indagine penale.
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