Cerca

Il caso

Il patriarcato da Aska, le violenze e gli abusi «Sono delle sfigate»

Le intercettazioni e i fascicoli dell'inchiesta raccontano diversi episodi tra il 2019 e il 2021

Il patriarcato da Aska, le violenze e gli abusi «Sono delle sfigate»

C’è un capitolo nelle carte dell’inchiesta su Askatasuna: «discriminazione di genere e abusi sessuali». Non è un episodio isolato, ma un fascicolo lungo, stratificato, che attraversa il 2020 e il 2021. Dentro, non solo l’odio razziale e il disprezzo verso i partiti già emersi altrove, ma anche le crepe interne alla galassia antagonista.

A sollevarle è, tra le altre, Costanza Piana «tutti maschi al potere». Dall’altra parte, Mattia Marzuoli - considerato il numero due di Aska, subito sotto a Giorgio Rossetto, e imputato nel processo Sovrano tornato in aula a metà aprile - liquida tutto come «pippe mentali».
Eppure gli episodi ci sono. Riguardano giovani militanti: sarebbero state oggetto di abusi da parte di «compagni». Succede a Cosenza, durante una due giorni di campeggio e lotta nell’aprile 2019. Succede ancora in Val di Susa, nel campeggio No Tav del luglio dello stesso anno. In Calabria, un nome: Angelo Cafaro, militante noto nell’area dei centri sociali. È accusato di una violenza sessuale ai danni di una giovanissima. Non resta un segreto. «Fece notizia», creò «scalpore» negli ambienti antagonisti. Preoccupò figure di riferimento come Dana Lauriola, Stella Gentile e Umberto Raviola. Ma a colpire è anche la reazione interna. Una militante, Chiara Rossa, contesta «che ad Angelo fosse permesso assumere atteggiamenti e fare cose che non sarebbero concesse ad altri del movimento», «a causa della sua fama nazionale. Perché lo considerano uno che spacca». Tutti sapevano, emerge dalle carte, «che Angelo picchiasse la sua ragazza e che la minacciasse». E ancora: avrebbe «sbattuto la faccia della sua fidanzata sul tavolo». È a questo punto che entra in scena Maria Edgarda Marcucci, per tutti Eddi.
Si impegna nella causa femminista, sostiene «che il crollo definitivo di Angelo sarebbe avvenuto contestualmente all’affermazione del movimento Non una di meno: il fatto avrebbe contribuito ad insidiare la sua egemonia». Le intercettazioni raccontano anche altro. Eddi discute con Ludovica Intelisano della possibilità di «accettare la presenza in Valle dell’antagonista Sid», cioè Valerio Ferrando, figlio dell’ex militante di Prima Linea Mario Ferrando. L’uomo, durante un campeggio No Tav, avrebbe molestato una donna di Aska. Ne nascono tensioni. Eddi ne parla anche con Lauriola, che però minimizza: «per dare un foglio di via a una persona deve esserci motivo… forte e ragionevole. Lui ha i suoi amici ed è ben visto dai più grandi…». Il copione si ripete. Come per Cafaro, anche per Ferrando il trattamento sarebbe di favore: «avrà molestato delle donne ma ci serve». Lauriola insiste: «ha questo legame con le Brigate Volontarie di Solidarietà, poi ha messo il gancio con Emergency, è andato da Gino Strada». Intanto, per i vertici di Aska, Eddi soffre di «deliri di onnipotenza». Un altro episodio emerge dalle conversazioni tra due gestori dei palinsesti di Radio Blackout. Parlano di M., accusato di un tentato stupro: «erano andati a casa a scopare, poi lei si è abbioccata, era nuda e lui ha tentato un altro approccio». E ancora: «questa, la tizia, sembra sia recidiva di ste storie qui. Non è possibile però che ti capitano tutte a te insomma, o sono tutti stronzi o ci hai preso gusto». L’altro interlocutore sbotta: «ne ho i coglioni pieni… o sono amico di decine di stupratori o non so… ma non si può andare avanti per sentito dire».
Torniamo a Costanza Piana. Nel 2021 segnala a Marzuoli che durante una riunione di Non una di meno si parla di un altro caso, quello di Matteone. Nel frattempo Eddi ha aperto un Tribunale delle compagne dei vari spazi che parlano dei problemi con le situazioni di violenza e propone l’allontanamento di Matteone dai circuiti. A Marzuoli questo non piace. «Di sto passo rischiano di rimanere solo loro… e loro», dice riferendosi alle femministe. «Ma ste robe non esistono, il fatto non sussiste». Gli fa eco Luca Raviola: «a parte noi, tutto il resto non è niente». Per Marzuoli è colpa di Eddi: «quella lì è talmente fuori, c’è qualcosa di malato in lei». Un riferimento anche alla sua visibilità mediatica, dopo l’esperienza in Kurdistan e la sorveglianza speciale: «di fatto l’hanno fatta diventare una martire». Sui fatti legati a Matteone interviene anche Rossetto: «Non era un quadro dell’organizzazione». Tradotto: non riguarda Aska. Ma il Tribunale delle Compagne - presieduto da Eddi - va avanti e «processa» Matteone. Ai vertici non piace: «ci marciano sopra quelle». La giuria c’è: Chiara Cerruti (Chiara Rossa), Alice Scavone, Daniela Leonardi. Marzuoli prova a intervenire, manda la Piana: «dovrai parlare in un certo modo e con leadership, quelle tre sono brave a parlare». Umberto Raviola è più diretto: «vanno fatte fuori, mandarle via: sono delle sfigate di merda, lavorerò perché se ne vadano». Marzuoli chiude: «lo farò anche io». Nel quadro anche Guido Borio, indicato come ideologo. Un passato nei Nuclei Comunisti Territoriali, una condanna, poi il lavoro nelle cooperative sociali. Per lui sono «solo seccature delle femministe». Cerruti rivendica quel Tribunale: «sono stata vittima di violenza nei movimenti, per 10 anni». Marzuoli la etichetta insieme alle altre: «le due sceme, la testa grossa e Miss mondo 99». Su Eddi: «la Renzi dei movimenti, si considera un personaggio pubblico».

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.