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Il caso

Famiglia nel bosco, il caso si complica: “Non idonei a crescere i figli”

Una perizia psichiatrica parla di incapacità genitoriale, mentre si avvicina la decisione della Corte d’appello dell’Aquila sul possibile ricongiungimento

Famiglia nel bosco, il caso si complica: “Non idonei a crescere i figli”

La vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco torna al centro dell’attenzione giudiziaria. Una recente relazione tecnica ha espresso un giudizio netto sulla capacità genitoriale di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, ritenendoli non idonei alla cura dei tre figli.

Perizia psichiatrica: esito negativo

La valutazione è stata firmata dalla psichiatra Simona Ceccoli, nominata dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Nel documento viene evidenziata una condizione di incapacità genitoriale, elemento che non favorisce la richiesta dei genitori di riottenere l’affidamento dei bambini.

I tre minori si trovano dal 20 novembre scorso in una struttura protetta a Vasto, dove inizialmente era stata accolta anche la madre, successivamente allontanata e poi riunita al compagno.

Attesa per la decisione della Corte d’Appello

Il procedimento è ora in una fase decisiva: la Corte d’appello civile dell’Aquila dovrà pronunciarsi entro il 15 maggio sulla richiesta di ricongiungimento familiare.

Nel frattempo, i legali della coppia anglo-australiana stanno preparando una contro-relazione, contestando le conclusioni della perizia. Secondo la difesa, il Tribunale avrebbe basato la decisione soprattutto sulle relazioni dei servizi sociali, trascurando invece il parere della ASL, che avrebbe suggerito di mantenere la continuità dei legami familiari.

Il nodo dell’allontanamento dei minori

Il Tribunale per i minorenni aveva già disposto, lo scorso 6 marzo, l’allontanamento dei bambini, motivandolo con le condizioni dell’abitazione e del contesto familiare. Da allora i minori sono ospitati in una struttura protetta da circa cinque mesi.

La difesa della famiglia contesta l’impostazione del provvedimento, definendolo non equilibrato e basato su una ricostruzione incompleta della situazione.

La casa di Palmoli e la scelta dei genitori

Nel frattempo, il Comune di Palmoli ha messo a disposizione della famiglia una abitazione gratuita per due anni, pensata per favorire il ricongiungimento.

Tuttavia, Nathan e Catherine hanno dichiarato che si trasferiranno nella nuova casa solo quando i figli torneranno con loro. Fino ad allora, continueranno a vivere nel casolare immerso nel bosco.

Una vicenda ancora aperta

La situazione resta quindi sospesa tra decisioni giudiziarie, valutazioni tecniche e la posizione dei genitori, che continuano a chiedere il ritorno dei bambini. La prossima parola spetterà ai giudici della Corte d’appello, chiamati a un verdetto atteso entro metà maggio.

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