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il ricordo

Manifesti nella notte per Sergio Ramelli: Torino ricorda il militante ucciso nel 1975

“Fu vittima dell’odio ideologico, quella memoria non va cancellata”

Manifesti nella notte per Sergio Ramelli: Torino ricorda il militante ucciso nel 1975

Centinaia di manifesti affissi nella notte, in diversi quartieri di Torino. Il volto è quello di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù, morto il 29 aprile 1975 dopo un’aggressione avvenuta a Milano. Il messaggio scelto è diretto: “Vittima dell’odio rosso”. L’iniziativa è della sezione “D’Annunzio” di Gioventù Nazionale, che ha voluto ricordare così il giovane aggredito a colpi di chiave inglese da militanti di Avanguardia Operaia e deceduto dopo settimane di agonia. Una vicenda che, a cinquant’anni di distanza, continua a essere una delle ferite più profonde degli anni di piombo. I manifesti sono comparsi durante la notte in varie zone della città. Un’azione organizzata per riportare al centro una memoria che, secondo i promotori, sarebbe stata spesso raccontata solo in parte.

“Ricordare Sergio Ramelli oggi significa fare i conti con una verità storica scomoda”, scrivono i militanti in una nota. “La sua vicenda è il simbolo di un’epoca in cui l’odio politico, in particolare quello proveniente dagli ambienti dell’estrema sinistra, trasformava l’avversario in un bersaglio da eliminare”. Il riferimento non resta confinato al passato. Gioventù Nazionale parla di un clima che, a loro avviso, presenta ancora segnali preoccupanti. “Negli ultimi tempi assistiamo a episodi di intolleranza, aggressività crescente nel dibattito pubblico, tensioni nelle scuole e nelle piazze alimentate dai collettivi legati all’estrema sinistra. Anche Torino ha conosciuto fatti recenti che dimostrano come certe dinamiche non siano del tutto superate”. Da qui la scelta di affiggere i manifesti proprio nel giorno dell’anniversario della morte di Ramelli. “Ricordare Sergio significa assumersi una responsabilità: quella di non permettere che l’odio politico torni a generare violenza. Nessuno deve più pagare con la vita le proprie idee”. Sulla vicenda interviene anche Raffaele Marascio, capogruppo di Fratelli d'Italia in Circoscrizione 4. “Questa iniziativa rappresenta un segnale forte per la città. Sergio Ramelli è stato vittima di un odio ideologico che non deve essere dimenticato né minimizzato. Ricordarlo significa riconoscere fin dove può arrivare la violenza politica quando viene alimentata e giustificata”. Poi il richiamo a Torino, città da sempre attraversata dal confronto politico. “Ma nulla può mai legittimare aggressioni o intimidazioni a sfondo politico”.

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