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Il 3 maggio sarà la Giornata nazionale dei giornalisti uccisi: il Senato approva all’unanimità

Il provvedimento prevede che Stato, Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni possano promuovere, nell’ambito delle rispettive competenze, iniziative specifiche, cerimonie, convegni, incontri pubblici e altre attività dedicate a valorizzare il ruolo dell’informazione e la libertà di stampa

Il 3 maggio sarà la Giornata nazionale dei giornalisti uccisi: il Senato approva all’unanimità

Mario Francese è stato ammazzato a colpi di pistola il 26 gennaio del 1979 mentre tornava a casa sua. Viveva a Palermo: si occupava di cronaca giudiziaria. Aveva 54 anni

Non soltanto una data simbolica, ma un riconoscimento istituzionale a chi ha pagato con la vita il proprio lavoro. Il Senato ha approvato all’unanimità e in via definitiva il disegno di legge che istituisce il 3 maggio come Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa dello svolgimento della loro professione. Un passaggio che trasforma in legge una ricorrenza destinata a ricordare i cronisti assassinati mentre esercitavano il diritto-dovere di informare e, insieme, a ribadire il valore della libertà di stampa come presidio democratico. Il provvedimento prevede che Stato, Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni possano promuovere, nell’ambito delle rispettive competenze, iniziative specifiche, cerimonie, convegni, incontri pubblici e altre attività dedicate a valorizzare il ruolo dell’informazione e la libertà di stampa. Un ruolo centrale viene affidato anche al mondo della formazione. Università, scuole di giornalismo e istituti scolastici di ogni ordine e grado potranno organizzare iniziative didattiche per ricordare le figure dei giornalisti uccisi a causa della loro attività professionale, approfondire il significato del mestiere di cronista e dedicare una lezione specifica all’articolo 21 della Costituzione, quello che tutela la libertà di manifestazione del pensiero e di stampa. La legge apre inoltre alla possibilità di promuovere campagne istituzionali contro il linguaggio d’odio e le minacce rivolte alle donne giornaliste, comprese le azioni di body shaming e gli attacchi personali che spesso si consumano soprattutto online. Nelle stesse campagne si sottolinea come la violenza digitale e le intimidazioni non siano episodi isolati, ma strumenti che mirano a indebolire il giornalismo d’inchiesta, la libertà di espressione, il diritto di critica e la fiducia che l’opinione pubblica ripone nella stampa.

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