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IL CASO

Anziano con 6mila euro di Isee, retta da 18mila: il Comune va allo scontro e impugna la sentenza del Tar

L'affondo del vicepresidente della Regione, Maurizio Marrone: «Belle le lezioncine sui diritti, ma poi il welfare cittadino passa più tempo in tribunale a negare contributi che agli sportelli a concederli»

Anziano con 6mila euro di Isee, retta da 18mila: il Comune va allo scontro e impugna la sentenza del Tar

Seimila euro di Isee contro 18mila euro di retta annua. In mezzo, un anziano con demenza ricoverato in Rsa e un contenzioso che da amministrativo diventa politico. Il Comune decide di andare avanti e impugna al Consiglio di Stato la sentenza del Tar Piemonte che lo aveva condannato a contribuire ai costi e a rivedere il proprio regolamento. La giurisprudenza, però, racconta altro. Le sentenze si sommano  e disegnano una linea chiara: l’Isee come parametro per stabilire la compartecipazione ai servizi socio-sanitari. Una linea che più volte ha dato ragione agli utenti e torto agli enti locali che hanno tentato strade diverse. Eppure il Comune Torino tira dritto. Davanti al Tar era arrivata la bocciatura del regolamento comunale sull’integrazione rette: illegittimo, secondo i giudici, non riconoscere il limite economico certificato dall’Isee. Nel caso specifico, il Comune aveva negato il contributo a un anziano con un indicatore complessivo di 6mila euro, comprensivo anche della situazione della moglie a carico. Da qui la condanna: pagare e cambiare le regole. Adesso il nuovo passaggio. Il ricorso costerà circa 10mila eUn dato che pesa, anche simbolicamente. Le associazioni del Coordinamento sanità e assistenza non la prendono bene. «Atto legittimo, ma inopportuno», dicono Andrea Ciattaglia (Unione promozione sociale) e Vincenzo Bozza (Utim). Il punto, spiegano, è il messaggio: mentre si discute di rivedere il regolamento, il Comune in aula difende proprio quelle norme contestate. «Così si svuota di credibilità qualsiasi percorso parallelo di modifica. Sembra più un modo per prendere tempo, fino alle elezioni». Nel mirino c’è un sistema che, sostengono, esclude «migliaia di utenti» dalle integrazioni economiche. E l’invito è esplicito: «Rivendicare i propri diritti in ogni sede, anche giudiziaria». La vicenda scivola rapidamente sul piano politico. Dalla Regione arriva l’affondo del vicepresidente e assessore alle Politiche sociali Maurizio Marrone: «Belle le lezioncine sui diritti, ma poi il welfare cittadino passa più tempo in tribunale a negare contributi che agli sportelli a concederli». Marrone ricorda le recenti sconfitte del Comune davanti al Tar, dai casi sulle franchigie immobiliari a quelli sulle cooperative sociali, e sottolinea il paradosso: «Le risorse ci sono, tra fondi regionali e nazionali parliamo di circa 70 milioni l’anno destinati alla città». Il nodo, secondo la Regione, è la gestione. «Dispiace che persone fragili e povere vengano trascinate fino a Roma per ottenere assistenza». Poi l’annuncio: altri 20 milioni per rifinanziare i voucher “Scelta sociale”, destinati all’assistenza domiciliare e residenziale, che si aggiungono ai 90 già erogati negli ultimi tre anni.

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